Fill the signin form and go to your private zone.
La moralità di ognuno (‘Sessualità e nazionalismo’)
Come abbiamo visto, la rispettabilità e il nazionalismo si affermarono tra il Settecento e l’Ottocento, nello stesso momento in cui stava consolidandosi la società borghese. Indifferenti a quanto, o a quanto poco, il potere politico fosse detenuto dalla borghesia, il loro modo di essere si diffuse tra l’aristocrazia e le classi inferiori. Nei paesi europei, [...]
4 gennaio 2012
Come abbiamo visto, la rispettabilità e il nazionalismo si affermarono tra il Settecento e l’Ottocento, nello stesso momento in cui stava consolidandosi la società borghese. Indifferenti a quanto, o a quanto poco, il potere politico fosse detenuto dalla borghesia, il loro modo di essere si diffuse tra l’aristocrazia e le classi inferiori. Nei paesi europei, durante il XIX secolo, la rispettabilità divenne la forza unificatrice della collettività Come sostiene G. L. Mosse, essa “determina tuttora le maniere e i costumi della società. Certo, il nazionalismo non svolge più un ruolo importante in appoggio alla rispettabilità: la maggior parte dei simboli, come anche dei monumenti nazionali, sembra aver perso la propria forza; tuttavia lo stereotipo permane: gli inglesi, i tedeschi o, per certi aspetti gli americani dai bei lineamenti costituiscono tipi ideali, dei quali lo stesso aspetto fisico riflette la temperanza, l’autocontrollo la forza contenuta […] Il concetto di virilità è ancora persistente e, forse solo l’immagine tradizionale della donna sta cedendo il posto, per quanto non senza difficoltà, a un’ideale più dinamico di quello della santa patrona della nazione e della madre di famiglia. Soprattutto, non è sostanzialmente cambiato l’atteggiamento nei confronti del corpo; la vergogna per la nudità, per le nostre funzioni corporali, è tuttora presente, nonostante i ricorrenti sforzi intrapresi dalle nuove generazioni per riscoprire il proprio corpo” (‘sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità, G. L. Mosse, 1982). Le similitudini tra il passato e il presente destano interesse, dal momento che ciò che è stato menzionato è un passato che sta in correlazione con l’esperienza attuale di ognuno.
La rispettabilità servì da collante e fornì sicurezza, in un mondo che aveva assistito a grandi trasformazioni dovute alla rivoluzione industriale. “Essa diede alle classi medie una solida base dalla quale gettarsi non nelle limpide acque della purificazione morale – perché ormai questa la possedevano – ma nel cosiddetto sporco mondo del debito e del credito”. Comunque, “l’appagamento del bisogno di sicurezza e di ordine è una parziale spiegazione del motivo per cui usi e costumi delineatisi circa un secolo fa hanno resistito così a lungo. Non sarebbero durati tuttavia se il nazionalismo non avesse contribuito a conservare la rispettabilità. Gli uomini e le donne che riscoprivano il proprio corpo se lo videro sottrarre nuovamente, spiritualizzato ed estetizzato, quale simbolo nazionale di forza e bellezza. Il nazionalismo pretendeva di essere immutabile ed eterno, e grazie a questa pretesa fornì al modo di vivere della classe media un’apparenza di immutabilità: appartenere alla nazione o alla natura garantiva uno spicchio di eternità al quale aggrapparsi; dava inoltre sanzione all’ordine costituito e significato alle singole esistenze. Questa santificazione dell’individuo e della società puntava anche all’utopia: l’appartenenza alla nazione e alla natura avrebbe risarcito il paradiso perduto”.
La religione sostenne l’ideale della rispettabilità tanto quanto il nazionalismo. Come è stato detto, “la rispettabilità ebbe origine in parte dall’evangelicalismo inglese e dal pietismo tedesco, venendo altresì sanzionata quale verità religiosa. Nel corso del XIX e del XX secolo, la religione svolse un ruolo importante nel sostenere la rispettabilità, e non solo il protestantesimo, ma anche il cattolicesimo e il giudaismo”. Il richiamo al popolo, per ciò che riguarda la conservazione della rispettabilità e “la diffusione di quella che Rousseau chiamava la volontà generale, legittimarono le norme della società cementando la fiducia nel consenso nazionale e fornendo, quando possibile, un sostegno dal basso, là dove la rispettabilità era già sanzionata dall’alto: dalle forze immutabili della natura, dalla religione e dalla nazione”. Dall’inizio del XIX in poi si creò un consenso generale sul fatto che la rispettabilità dovesse essere tutelata, essa, infatti, era divenuta fondamentale per la coesione della società e allontanarsi dalle sue norme significava caos. Tutte le classi sociali aderirono a quest’ideale. Benchè sia difficile tracciare un quadro dei rapporti tra rispettabilità e movimento operaio, “è stato dimostrato che in Inghilterra l’evangelicalismo e il suo rigore morale fecero i più entusiasti proseliti tra i membri autodidatti della classe operaia”.
Il socialismo in Inghilterra e nei paesi europei sembra aver più sostenuto che attaccato la rispettabilità. “Marx e Engels, pur volendo sostituire la struttura patriarcale della famiglia del loro tempo con una famiglia basata sull’amore e su una maggior eguaglianza, furono attenti a rimanere nei limiti della rispettabilità, ad esempio rifiutarono in maniera esplicita la libertaria morale sessuale dell’anarchico Max Stirner. E’ significativo inoltre, che una delle prime commedie scritte per essere messe in scena, alla fine degli anni Settanta del XIX secolo, durante i convegni dei lavoratori, condannasse l’adulterio e idealizzasse una vita familiare ordinata. Riecheggiando uno dei principali temi della moralità borghese, August Bebel, nel suo lettissimo Donne e socialismo, mentre auspicava l’uguaglianza delle donne, manteneva intatta, nonostante ciò, la distinzione tra carattere maschile e femminile. Il socialismo, anche quando sosteneva i diritti delle donne, avrebbe rafforzato anziché indebolito uno a vita familiare felice. Bebel credeva in una vita sessuale che non fosse né eccessiva né di astinenza – mantenere ‘un giusto mezzo’ avrebbe portato alla felicità”. L’opinione di Karl Marx “che ogni sistema di pensiero è il prodotto del periodo nel quale si forma non fu coerentemente applicata nel caso della moralità borghese. Certo,dal 1917 in poi, l’Unione Sovietica sperimentò una serie di nuovi atteggiamenti nei confronti della sessualità: fu facilitato il divorzio, venne favorita l’uguaglianza tra i sessi e non venne più perseguita la pubblica ostentazione della nudità; ma, alla fine, il trionfo di Stalin significò il ritorno alla moralità convenzionale. Analizzando questo nuovo trionfo, il giornalista Louis Fisher scriveva nel 1930 che ‘il Partito comunista non possiede una teoria della rivoluzione sessuale’. Ciò che era vero per l’Unione Sovietica valeva per tutti i paesi comunisti europei, e anche quelli socialdemocratici. Il rovesciamento della società borghese implicava la conservazione della moralità borghese; la rivoluzione economica, politica e sociale non si accompagnava a quella sessuale. La relazione tra rispettabilità e socialismo sembra dimostrare come, in effetti, la rispettabilità si fosse diffusa in ogni classe sociale. Chi era considerato anormale dalla società non avrebbe dovuto aspettarsi alcun sostegno dal proletariato”.
L’accettazione della rispettabilità come verità immutabile, il suo nesso con il nazionalismo e il costituirsi dello stereotipo dell’’estraneo’ alla società resero facile al razzismo rivendicare la rispettabilità come attributo della razza superiore. “Il rapporto tra nazionalismo e razzismo fu più immediato. Il nazionalismo non solo aiutò a mantenere la rispettabilità e a definire i modelli ideali, ma servì anche a precludere qualsiasi possibile fuga dalla società rispettabile. Essere indecente e, nello stesso tempo, nemico del popolo era un’accusa difficile da controbattere e, come abbiamo visto, la legislazione contro l’omosessualità alla fine del XIX secolo faceva appello al popolo stesso per legittimarsi. Non c’era ragione, naturalmente, che uno non potesse essere, ad un tempo, rispettabile e tollerante, ma nei momenti di crisi la pressione sempre latente verso il conformismo scatenava un’azione terroristica. Le paure e i pregiudizi di Heinrich Himmler, con la sua presunzione che fosse la natura stessa a incoraggiare sia l’eterosessualità che la razza tedesca, e quindi gli omosessuali e gli ebrei dovessero essere uccisi perché ‘innaturali’, portarono il conformismo alla sua estrema conclusione. Il ruolo che svolsero il nazionalismo e la rispettabilità nell’ascesa del fascismo è stato spesso dimenticato; non è facile stabilire in che misura essi abbiano determinato il nostro comportamento, e, in particolare, in che modo la rispettabilità sia entrata a far parte di quel senso comune sulla base del quale la maggior parte delle persone regola la propria esistenza”.
Non bisogna considerare la rispettabilità in base all’uso che ne fecero il razzismo e il fascismo, poiché, come precisa G. L. Mosse, “non si può giudicare un sistema di pensiero e di comportamento dall’abuso che si fa di esso”. Neppure il nazionalismo può essere facilmente assolto, benché fino alla prima guerra mondiale, “molte sue componenti non furono aggressive, ma riconoscessero il diritto di ogni nazione alla propria esistenza e alla propria cultura”. Inoltre, come abbiamo visto ogni società necessita di coesione, nemmeno le dittature o i governi democratici possono funzionare senza. La rispettabilità servì a questo e garantì un modo convenzionale di considerare gli uomini e le donne, e fu tanto importante quanto il sistema economico e politico. Dalla metà dell’Ottocento la moralità borghese divenne la moralità di ognuno. Per quanto riguarda la domanda di Mosse, cioè se fu troppo alto il prezzo da pagare per questo tipo di moralità, egli risponde in questo modo: “Dipende da come si può risolvere il conflitto tra bisogno di coesione avvertito dalla società e la tolleranza verso gli emarginati”. “La rispettabilità”, continua Mosse, “sembra essersi saldamente installata sul trono, anche se sotto nuove vesti, consentendo un certo livello di espressione sessuale, sempre che essa non metta in pericolo il proprio potere e il proprio dominio”. Come abbiamo visto, gli emarginati, gli ‘estranei’, sono stati definiti tali dalla mentalità borghese, cioè sono coloro che non si conformano alle sue regole. Risolvere il conflitto tra bisogno di coesione e tolleranza è attuale. In una società in cui ci coesistono varie etnie, culture, gruppi sociali diversi sarebbe anche difficile parlare di emarginazione. Potrebbe essere interessante vedere se, ancora oggi, la società considera ‘estranei’ degli individui, poiché ciò rifletterebbe il livello di integrazione e di democrazia raggiunti. Per quanto riguarda il motivo per il quale la rispettabilità di una donna continua ad essere più a rischio di giudizio negativo di quella di un uomo e ciò sembra che abbia a che fare con la sessualità, possiamo indicare uno dei principali temi della morale borghese, cioè la distinzione tra carattere maschile e femminile. Questa distinzione ha dato origine agli stereotipi maschili e femminili. Per quanto concerne quelli femminili, come abbiamo visto, la donna è stata considerata in funzione ai ruoli familiari, idealizzata nella veste di santa o strega e mai completamente matura. In questo modo, il ruolo subalterno della donna potrebbe esporla maggiormente ai giudizi negativi, soprattutto per quanto riguarda la sessualità. Tuttavia, si possono non accettare gli stereotipi né un ruolo subalterno, considerando anche che la società borghese è parecchio ipocrita, quindi falsa i giudizi.
Come abbiamo visto, la mentalità borghese e il concetto di rispettabilità si diffusero in ogni classe sociale. Oggi, possiamo dunque, parlare di ceto medio. Non la borghesia scapigliata e illuminata, ma la ‘pancia popolare di questo Paese, fatto di donne sottomesse, di domeniche e messe, di suore e preti pieni di anatemi, di ansie di fine mese, di desideri mai scatenati, di orgasmi mancati, di amori negati’, come si leggeva qualche giorno fa sul giornale a proposito delle feste e dei tipi di famiglia. Questo era l’esempio della famiglia di un tempo, legata a costumi solidi e che sembrava unita perché tutti facevano finta di amarsi restando insieme fino alla fine (l’articolo di Andrea Satta pubblicato da ‘l’Unità’ il 27 dicembre). E’ il nostro un Paese in cui il ceto medio si fa strenuo sostenitore della mentalità borghese e dell’’ideale di rispettabilità?. Forse, si, se è un paese che invecchia e non si rinnova. Inoltre, in mancanza di altri fattori che diano coesione alla società, la rispettabilità potrebbe fungere da collante sociale. Se la rispettabilità associata al comportamento sessuale vale come criterio di giudizio, le donne risultano più svantaggiate degli uomini. Di fatto il genere femminile, nel nostro paese, è maggiormente esposto, rispetto al genere maschile, al vaglio pubblico per quanto concerne i comportamenti, anche quelli sessuali. Ma non è solo questo. L’adeguamento alle norme e alle convenzioni borghesi che, spesso, rappresentano una via di fuga per le coscienze, potrebbero sopperire alla non ottemperanza di norme come, ad esempio, quelle dettate dalla fiducia e dal rispetto reciproco, che hanno sostenuto le comunità di esseri umani dall’antichità. Con ciò si vuol dire della possibilità di costruire rapporti umani su basi diverse da quelle su cui poggiano i valori borghesi. Marx e Engels, non sono riusciti a sostituire la struttura patriarcale della famiglia del loro tempo con una famiglia basata sull’amore e sull’uguaglianza e difficilmente ci riusciremo noi. Scherzi a parte, il tema della rispettabilità, della sessualità e della mentalità borghese rinnova l’impegno già assunto dai movimenti femministi e di contestazione del ’68, per modificare i ruoli di genere, la cultura e la società. Un rinnovamento della struttura sociale, ma, anche, e soprattutto, politico.
Manuela.













Nessun commento
Aggiungi un commento