Fascismo e sessualità – II parte (‘Sessualità e nazionalismo’)

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Il nazionalsocialismo fece emergere ciò che era implicito nell’alleanza tra nazionalismo e rispettabilità. Gli ideali di rispettabilità e l’accettazione degli stereotipi, infatti, furono la causa di uno specifico atteggiamento nei confronti dell’’estraneo’ alla società borghese e determinarono le categorie di normale e anormale. Allo stesso modo, la riscoperta del corpo e la comunità maschile, la [...]

3 gennaio 2012

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thumbnail.aspx 7 Fascismo e sessualità   II parte (Sessualità e nazionalismo)

Il nazionalsocialismo fece emergere ciò che era implicito nell’alleanza tra nazionalismo e rispettabilità. Gli ideali di rispettabilità e l’accettazione degli stereotipi, infatti, furono la causa di uno specifico atteggiamento nei confronti dell’’estraneo’ alla società borghese e determinarono le categorie di normale e anormale. Allo stesso modo, la riscoperta del corpo e la comunità maschile, la Männerbund, suscitarono le preoccupazioni di alcuni gerarchi nazisti. Henrich Himmler, comandante delle SS, era ossessionato dall’omoerotismo e dall’omosessualità insita nel Männerbund, alla quale il suo partito rimaneva esposto. Himmler, più di qualsiasi altro gerarca nazista impersonò la politica e le paure, nei riguardi della sessualità, del Terzo Reich. La difesa della rispettabilità, da parte del nazismo, venne utilizzata per equiparare gli estranei (omosessuali e ebrei) e sostenerne l’immoralità. “Questa difesa era intesa a favorire l’inserimento del partito nel sistema politico, la sua immagine elettorale e la sua opposizione alla permissiva e lassista repubblica di Weimar” (‘Sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità’, G. L. Mosse, 1982). L’atteggiamento di Hitler nei riguardi dei suoi ufficiali, come nel caso di Ernst Rhöm che era omosessuale, non fu determinato da giudizi morali, ma da considerazioni tattiche. Egli non si preoccupava molto dei modelli di comportamento accettati. Comunque, si trattenne dall’attaccare le norme sessuali consentite; sembra, anzi, che avesse paura del proprio corpo. Tuttavia, a prescindere dai suoi sentimenti privati fu la tattica a contare. Mussolini, in modo non molto diverso, a cominciare dal 1926, “riuscì a tenere sotto controllo la sua rivoluzione procedendo all’imborghesimento del proprio partito, assumendone direttamente la guida e facendo un uso efficace della propria immagine di capo infallibile”.

“Il periodo della lotta per il potere, soprattutto in Germania, vide predominare la moralità borghese, la difesa della rispettabilità e andò di pari passo con il rafforzamento della disciplina delle squadre d’assalto”. La rispettabilità e la difesa della vita familiare creò una mitologia in conflitto con le esigenze del partito nazista e con i suoi simboli che esaltavano il vigore e la virilità. Questa non fu l’unica contraddizione, altre emersero nei primi mesi del governo nazista e spinsero Hitler a intervenire con le sue direttive. “Egli spense così gli entusiasmi della gioventù studentesca nazista per l’arte espressionista e per le competizioni sportive che si svolgevano a Berlino tra la Gioventù hitleriana e le organizzazioni ebraiche di estrema destra”. La confusione sul ruolo delle donne non era un’eccezione. C’era chi, all’interno del partito, “chiedeva la loro espulsione dal mercato del lavoro, mentre altri sostenevano il contrario, invocando anche per le donne un addestramento militare; vi furono donne che continuarono a criticare l’orientamento maschilista del partito, e altre, pure militanti nel partito, che desiderarono una maggiore emancipazione della donna. La ricerca di uno status continuò tra le donne del Terzo Reich, benché non abbia mai rappresentato un pericolo reale e immediato come nel caso del Männerbund”. Si temeva che la comunità di uomini incoraggiasse l’omosessualità e, privando le donne del loro ruolo, portasse all’estinzione della razza. Sempre per questa ragione, l’imperativo assoluto per le donne fu quello di procreare figli, il che portò ad autorizzare le relazioni extramatrimoniali. In un primo tempo si ritenne che i figli illegittimi soffrissero, data l’assenza di un padre, della mancanza di una figura autoritaria, e si credette che la mortalità infantile fosse più alta tra i figli legittimi che tra quelli illegittimi. Si disse anche che le donne senza figli diventassero isteriche o malate. Fu questa l’opinione più diffusa quando,durante la guerra, nel 1940, vennero prese misure ufficiali per garantire ai figli illegittimi una condizione di uguaglianza giuridica con i figli legittimi. In generale, l’atteggiamento nazista nei confronti della sessualità, con il rilievo dato alla casa, alla famiglia, al ritegno e alla disciplina apparve come una caricatura della rispettabilità borghese. Quando si disse che “la Germania avrebbe conosciuto una nuova era di disciplina e moralità”, si auspicò l’inizio di crociate puritane che dovevano dare nuovo vigore allo Stato. In realtà, alcune priorità del Terzo Reich si dimostrarono inconciliabili con questi ideali.

La rigenerazione nazionale fu identificata con la rigenerazione morale. Non solo in Germania, “anche in Italia il fascismo significò attiva repressione della sessualità deviante e rafforzamento delle leggi contro l’omosessualità e la pornografia. Ogni tipo di fascismo utilizzò inoltre, lo stesso simbolismo maschile, come testimoniano le statue che circondano il Foro Mussolini [Foro Italico], lo stadio costruito dal Duce a Roma. Allo stesso Duce piaceva ostentare la propria virilità: mietere il grano a torso nudo, correre insieme con i suoi gerarchi, esibirsi in esercizi fisici; queste pose maschiliste non possedevano, per quanto lo si voglia sostenere, gli stessi toni omoerotici che accompagnarono lo sviluppo dello stereotipo nazionale tedesco; ciò comportò un’atmosfera più rilassata in materia di sessualità, tipica, in ogni caso, di una nazione cattolica più che di una protestante”.

Ogni tipo di fascismo servì da specchio agli altri nelle questioni riguardanti la sessualità e le comunità maschili. “Gli intellettuali fascisti francesi elaborarono e cercarono di praticare quel che era rimasto implicito nella mascolinità del moderno nazionalismo; se il fascismo francese raggiunse un livello intellettuale più elevato di ogni altro movimento fascista fu perché aveva fatto presa sull’immaginazione di alcuni giovani parigini di gran talento – laureati delle scuole di élite e dell’Ecole Normale – nonché di alcuni dei più influenti scrittori di Francia. Essi formavano una coterie intellettuale rinsaldata da amicizie spesso formatesi a scuola e all’università, o cementata da animate discussioni sulla fondazione di una rivista. L’amicizia e la gioventù vennero elevate a culto, nello spirito di allegrezza che univa questi intellettuali”. La nazione come cameratismo era la maniera in cui il partito nazista concepiva la nuova Germania, e, nella Francia repubblicana, fu la sola esperienza che contò.

La donna possedeva un ruolo ambiguo in questo mondo maschile: “era, nello stesso tempo, l’allevatrice dei figli, nell’immagine della Madonna, e la giovane atleta, il cui corpo, in qualche modo assomigliava a quello degli uomini. Il rispetto esagerato per la mascolinità non solo cristallizzava le donne in un ruolo passivo, ma conferiva loro un corpo sportivo, ardente, resistente e coraggioso. In questo caso era difficile conciliare il contegno cosiddetto maschile con l’ideale professato di femminilità; nonostante tutto ciò, la divisione del lavoro doveva comunque essere mantenuta intatta – anche qui il nazionalsocialismo continuò ad alimentare una profonda preoccupazione per la conservazione della rispettabilità. Queste ambiguità e questa predilezioni erano dovute al desiderio del nazismo di essere dinamico e virile, ma anche rispettabile, di attaccare la borghesia per la sua confusione e la sua ipocrisia, pur mantenendone i valori. Non vi dovevano essere cambiamenti negli usi e nei costumi, nonostante che alcuni atteggiamenti minacciassero di minare la rispettabilità; questa rimase salda una volta di più, come quando aveva affrontato e assimilato, tra il XIX e il XX secolo, la riscoperta del corpo o le tensioni strutturali scatenate dal primo conflitto mondiale e dal suo dopoguerra. L’epoca dell’’offensiva alla rispettabilità’ era già passata da tempo e l’immutabilità degli usi e dei costumi veniva ormai considerata un dato di fatto; questi erano serviti in un primo tempo a definire e legittimare la classe media, ma si erano ben presto diffusi in tutte le classi sociali. La rispettabilità era a questo punto vitale per l’esistenza stessa della società borghese – e in effetti forniva un coibente importante per l’ordine esistente. La base sociale ed economica di questa società è stata analizzata più volte e la sua importanza è ormai ovvia e riconosciuta; ma la rispettabilità fu importante proprio perché coinvolse la percezione, da parte della gente, della propria società, e perché mise in condizione gli individui di affrontare con successo la vita. Fu in parte dovuto al richiamo esercitato dal nazionalismo e, di conseguenza dal razzismo e dal fascismo se queste ideologie assicurarono il loro appoggio alla rispettabilità contro il caos della vita”.

Come abbiamo detto, la rispettabilità garantì alla società un cemento vitale, importante, per il modo di considerare gli uomini e le donne, quanto gli interessi economici e politici. Siccome la società necessita coesione, e la rispettabilità ha svolto questa funzione, le ideologie moderne hanno dovuto scendere a patti con essa. Marx e Engels, come sostiene G. L. Mosse, “pur volendo sostituire la struttura patriarcale della famiglia del loro tempo con una famiglia basata sull’amore e su una maggior eguaglianza, furono attenti a rimanere nei limiti della rispettabilità”. Il movimento femminista, per quanto riguarda l’emancipazione della donna e la trasformazione dei ruoli sessuali, ha ottenuto molto dalla società, ma, nell’ambito della rispettabilità che penalizza soprattutto il genere femminile, non tutto. Infatti, come abbiamo visto, la rispettabilità di una donna continua a essere più a rischio di giudizio negativo di quella di un uomo. E, sembra, ora più che in passato, abbia a che fare con la sessualità. Tuttavia, la questione non riguarda solo le donne, ma anche gli uomini, dal momento che la moralità borghese diventò, dalla metà dall’Ottocento, la moralità di ognuno. Fu troppo alto il prezzo pagato per questo tipo di moralità?, si chiede G. L. Mosse. Vedremo in che modo lo studioso risponde a questa domanda.

Manuela.

Scritto da Manuela

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