Ceto medio, rispettabilità e ruoli di genere

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Abbiamo parlato del concetto di rispettabilità e del nazionalismo che si sono sviluppati dal XVIII secolo. Essi hanno contribuito all’affermazione della classe borghese dando forma alle convenzioni sociali, agli usi e costumi delle società moderne. Come abbiamo detto, ancor oggi, la rispettabilità di una donna continua ad essere più a rischio di giudizio negativo di [...]

24 dicembre 2011

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thumbnail.aspx 20 Ceto medio, rispettabilità e ruoli di genere

Abbiamo parlato del concetto di rispettabilità e del nazionalismo che si sono sviluppati dal XVIII secolo. Essi hanno contribuito all’affermazione della classe borghese dando forma alle convenzioni sociali, agli usi e costumi delle società moderne. Come abbiamo detto, ancor oggi, la rispettabilità di una donna continua ad essere più a rischio di giudizio negativo di quella di un uomo e, per certi versi, sembra che, più di un tempo, avere a che fare quasi esclusivamente con la sessualità. Abbiamo visto che la rispettabilità, associata ad una specifica nozione di sessualità, si è servita di stereotipi o modelli maschili e femminili, della divisione tra i sessi, delle categorie di normale e anormale, per forgiare i comportamenti di donne e uomini, affinché incarnassero gli ideali, i valori di una nazione e per fare in modo che la classe media si distinguesse dalle altre classi sociali. Nel libro, ‘L’eclissi della borghesia’, Giuseppe De Rita, fondatore e presidente del Censis e Antonio Galdo, scrittore e giornalista, sostengono che nel nostro paese, da tempo, è in atto un fenomeno: l’eclissi della borghesia, cioè di una élite con funzioni di leadership, in grado di guidare il paese e farsi carico di interessi collettivi. Al suo posto, dopo il boom economico del dopoguerra, si è affermato il ceto medio. Gli anni di benessere e di crescita economica hanno favorito la mobilità sociale, la formazione di categorie di lavoratori: piccoli imprenditori, commercianti, impiegati e il diffondersi di nuovi stili di vita. Alla fine degli anni ’60 si è consolidata una “cultura del primato dello status del benessere e della sicurezza”. Il desiderio di possedere beni materiali e soprattutto beni immobili, ha trasformato questo paese in un popolo di proprietari immobiliari e ha incrementato la corsa ai consumi. La borghesia moderna, nell’ottica degli autori, “non è più classificabile attraverso categorie economiche, è una classe sociale con una funzione politica: mettere ordine e creare riferimenti in un sistema altrimenti condannato al caos”. Inoltre, la borghesia moderna avrebbe una funzione mediatrice, che è alla base della democrazia rappresentativa, tra le richieste dei cittadini/e e i luoghi del potere. Venendo a mancare questa funzione svolta dall’élite borghese, si è creato un vuoto occupato dagli interessi delle corporazioni e dei privilegi accumulati nel corso degli anni. Il risultato è il fenomeno di disgregazione sociale cui stiamo assistendo, la formazione di tribù che tutelano i propri interessi e l’assenza di riferimenti, cioè di valori e ideali comuni. E’ possibile che il ceto medio, acquistando negli anni sempre più visibilità e potere economico e in mancanza di riferimenti in cui riconoscersi, abbia tentato di imitare quelli borghesi, nei termini indicati nel libro di G. L. Mosse (‘Sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità’). E’ altrettanto possibile che lo stesso ceto medio abbia assorbito le convenzioni sociali, gli stereotipi sessuali, gli usi e costumi di una classe sociale venuta alla ribalta dopo la Rivoluzione industriale, così come è accaduto in Italia a quella classe sociale dopo il boom economico nel secondo dopoguerra.

Sarebbe da capire come mai, oggigiorno, la rispettabilità di una donna sia vincolata più di quella di un uomo alla sessualità. E’ difficile dare risposte certe. Ci potrebbe guidare l’ipotesi secondo cui il ceto medio, prendendo in prestito i modelli comportamentali e la mentalità borghese, voleva darsi un tono e prendere spazio nella vita politica ed economica del paese. Se paragonassimo la vita di una ragazza ‘perbene’, raccontata da Simone de Beauvoir nel libro ‘Memorie di una ragazza perbene’, potremmo trovare delle analogie con ciò che accade oggi. Allora la vita delle giovani era controllata da molte restrizioni intese a garantire la rispettabilità sia privata che pubblica. Non era solo la sessualità, ma un insieme di comportamenti sociali che assicuravano a quelle ragazze la rispettabilità. La meta ambita era il matrimonio e fare tutto ciò che conveniva per rendersi spose appetibili. Infatti, a molte donne il matrimonio offriva la possibilità di avere una posizione sociale, uno status e in larga misura di fare ciò che volevano purchè mantenessero in piedi l’unione matrimoniale. Per le ragazze lo studio rappresentava una via di fuga in altre realtà, in cui potevano sentirsi libere e svincolarsi dai ruoli familiari. Ma l’ambizione le faceva apparire poco femminili e quindi non troppo ‘perbene’. Su di esse gravava un forte controllo sociale affinchè restassero negli ambiti consentiti dalla morale borghese. Ora, che l’occupazione femminile è il settore che risente maggiormente della crisi economica, più di qualcuno sostiene che si stia facendo di tutto per rispedire le donne tra i fornelli e far sembrare loro il matrimonio l’unica fonte di realizzazione. Bloccare la mobilità sociale femminile e rendere vano l’impegno prodigato nello studio al fine di realizzarsi professionalmente, comporta sicuramente delle difficoltà per le donne. E’ possibile che il sistema sociale per scoraggiare le ambizioni femminili eserciti su di esse un controllo e ripristini gli stereotipi di genere, le norme di comportamento e l’ideale di rispettabilità associato alla sessualità. I modelli di femminilità, cui oggi una donna deve scrupolosamente attenersi per essere considerata ‘perbene’, agiscono in ambito sociale poiché implicitamente stabiliscono quale comportamento o atteggiamento sia fonte di biasimo o meriti un riconoscimento sociale. L’idealizzazione della donna allontana la sua presenza dallo spazio pubblico. Il fatto di sottoporla al giudizio morale in termini di rispettabilità, su cui influisce il comportamento sessuale, è segno di oppressione femminile. Oppressione che, come abbiamo visto, l’ordine sociale esercita sia negando la sessualità femminile sia rappresentando la donna come uno stereotipo o come oggetto di desiderio.

Il concetto di rispettabilità ha regolamentato le relazione tra i sessi. Come abbiamo visto, la famiglia ha rappresentato il luogo ideale per il proliferare di modelli comportamentali che garantissero la rispettabilità dei suoi membri, creando dei nemici nei ‘diversi’, in quei gruppi sociali che avevano stili di vita e comportamenti non conformi a quelli borghesi o, come diremmo ora, del ceto medio. L’invenzione del nemico, che minaccia l’ordine costituito, serviva per rafforzare la mentalità corrente e la famiglia, cui spettava il compito di tutelare l’ordine sociale.  E’ possibile che la rispettabilità abbia normalizzato non solo le relazioni tra i sessi nell’ambito tradizionale della coppia, ma per così dire, abbia pensato anche a quelle che si creavano al di fuori di essa. Certo, vincolare la sessualità ai modelli di interazione in cui si esprime, significa ridurne l’impatto e, quindi, la possibilità di sviluppo di quei rapporti. Ma, per la mentalità borghese e per il ceto medio che ne è l’erede, la realtà deve essere semplificata e classificabile utilizzando delle categorie: chi si conforma ai modelli di vita imposti e chi no, ecc. Così, è possibile che il concetto di rispettabilità abbia contribuito a creare dei modelli, dei ruoli ben precisi anche per le relazioni vissute fuori della coppia. Ne è un esempio ‘Il gioco delle parti’, opera pirandelliana che mette in luce tutta la falsità e la crudeltà che si annida negli animi della gente ‘perbene’. I tradimenti sono un argomento sempre di moda, sono considerati un tema ‘leggero’ infatti affollano le pagine dei giornali e il gossip mediatico. Le corna hanno fornito lo spunto per opere letterarie, cinematografiche e teatrali molte delle quali hanno utilizzato il tipico triangolo borghese per criticare ferocemente i costumi e la mentalità dell’epoca, come fece Pirandello agli inizi del ‘900. Lo scrittore utilizzò proprio la struttura del dramma borghese per mettere in evidenza la falsità e l’ipocrisia di quel mondo e rappresentare lo spaesamento dell’uomo contemporaneo di fronte ai grandi cambiamenti sociali. E’ possibile che ancor oggi, per rappresentare il tradimento, si utilizzino i ruoli che regolavano i rapporti all’interno del ‘gioco delle parti’. Il sesso extraconiugale, normalizzato dal concetto di rispettabilità, non è oggetto di riprovazione sociale, anzi rafforza la norma, i modelli e gli orientamenti della classe media. Questa nozione di sessualità stabilisce quale debba essere il comportamento sessuale nella relazione coniugale, lasciando ampio margine all’inventiva per quello extra. In altre parole, donne annoiate da una vita sessuale di coppia insoddisfacente possono cercare fuori nuove ispirazioni e, naturalmente, fare con altri ciò che non fanno con i loro mariti o compagni. Oppure, possono assaggiare vari bocconcini, l’importante è avere un marito o un compagno che salvi le apparenze e il rapporto fatto di interessi condivisi. Lo stesso vale per l’uomo. La mentalità borghese, anzi, del ceto medio, legittima questi comportamenti e, implicitamente tutela lo status e il potere economico di una classe sociale. Naturalmente, per i cornuti/e e fedifraghi/, le’donnacce’ sono sempre le altre. E, soprattutto se single, non hanno vita facile perché potrebbero rimanere impigliati nella rete  della loro subdola triangolazione. Districarsi significa ‘creare problemi’, cioè svelare cosa si nasconde dietro le apparenze. Dunque, le norme che stabiliscono se una persona è ‘perbene’ o non lo è, derivano dal concetto borghese di rispettabilità. Perciò, porsi a favore o contro questa definizione, significa assumere il punto di vista che la legittima. Se prevale il giudizio, la morale borghese e il concetto di rispettabilità, le donne saranno sempre svantaggiate, poiché nell’ambito di questa cultura, i ruoli femminili sono rigidi, limitati e l’immaginario abbonda di stereotipi. Così da una donna ci si aspetta un determinato comportamento, anche dal punto di vista sessuale, ma non si ritiene necessario considerarla una persona con un carattere, delle qualità, dei difetti che non hanno marca né sono da attribuire a un sesso piuttosto che a un altro. Un giudizio che dipende dalla rispettabilità e dal comportamento sessuale è discriminatorio sia per le donne che per gli uomini nascondendo le capacità reali, l’intelligenza e il talento di ciascuno.

E’ possibile che una sessualità libera, non nelle pratiche, cioè quello che si fa quando si fa sesso, ma libera dal punto di vista relazionale, sia destabilizzante per una società che fa uso del criterio della rispettabilità per stabilire chi è ‘perbene’ e chi non lo è e, di conseguenza, per dare meriti e riconoscimento sociale. E, vista la situazione della società italiana, è evidente che questo criterio risulta del tutto arbitrario. Una sessualità libera è destabilizzante perché non definibile. Non è classificabile perchè non è strutturata in base a ruoli predefiniti o sul dispositivo del triangolo borghese, dove lei, lui, l’altro/a hanno una parte precisa e atteggiamenti prevedibili, ma è basata sulla qualità dei rapporti e sulla possibilità di sviluppare dei legami. I rapporti che ne scaturirebbero, potrebbero inficiare i modelli, gli stili di vita, le convenzioni sociali e lo stesso concetto di rispettabilità. Usi e costumi e modelli relazionali obsoleti, ma che sono rassicuranti nei momenti di incertezza, economica, sociale e politica come quella che stiamo vivendo. Una sessualità libera e consapevole per entrambi i sessi, potrebbe generare nuovi modi di relazionarsi, di stare al mondo e vivere nella società. Modalità con cui ciascuno può sviluppare un’identità di cittadini/e responsabili. Un cambiamento come questo, nel contesto sociale contemporaneo, dove si parla spesso di disuguaglianze sociali e della necessità di innovazione, avrebbe un forte impatto e sarebbe un antidoto all’indifferenza e al cinismo.

Manuela.

Scritto da Manuela

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