Movimenti femministi, rispettabilità e nazionalismo (‘Sessualità e nazionalismo’)

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Alla fine del XIX secolo, la rispettabilità accentuò il suo controllo sulle donne, proprio nel momento in cui stavano affermandosi i movimenti per i diritti della donna. Il movimento femminista, agli inizi del XX secolo, In Inghilterra e in  Germania, ebbe maggiori possibilità di conquistare  l’emancipazione sessuale e politica di quante non ne avessero avute [...]

21 dicembre 2011

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thumbnail.aspx 19 Movimenti femministi, rispettabilità e nazionalismo (Sessualità e nazionalismo)

Alla fine del XIX secolo, la rispettabilità accentuò il suo controllo sulle donne, proprio nel momento in cui stavano affermandosi i movimenti per i diritti della donna. Il movimento femminista, agli inizi del XX secolo, In Inghilterra e in  Germania, ebbe maggiori possibilità di conquistare  l’emancipazione sessuale e politica di quante non ne avessero avute i decadenti. “All’interno dei gruppi femministi, ci fu anche chi favorì la legittimazione delle forme di sessualità estranee alle strutture familiari. La maggior parte delle femministe, però, era conservatrice nei riguardi del sesso: i diritti politici erano del tutto distinti dalla libertà sessuale, cosicché sia in Inghilterra sia in Germania, l’alleanza tra femministe e puritani soffocò ogni occasione di cambiamento negli atteggiamenti tradizionali. Questa’alleanza strategica permise al movimenti femminista di rimanere entri i confini della rispettabilità, mentre lavorava alla costruzione di un certo tipo di rispetto individuale per la donna: ‘Noi crediamo che sia nostro dovere – spiegava nel 1896, Minna Cauer, dirigente del più radicale movimenti femminista tedesco – far comprendere allo Stato e alla società che il riconoscimento dei nostri diritti di uguaglianza non va visto solo come necessario, ma anche come auspicabile per la conservazione dell’ordine, dei modi e della moralità’” (‘Sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità’, G. L. Mosse, 1982). Come dire, noi cediamo nei confronti della rispettabilità e accettiamo le convenzioni sociali in cambio di legittimazione da parte della nazione.

Femminismo e purezza ebbero un ruolo importante anche nell’educazione nazionale: “le femministe si unirono ad altri nel motivare il declinante tasso di natalità con la presunta fragilità della famiglia contemporanea, minata dalla prostituzione, dall’adulterio e dalla pornografia”. Come fa notare G. L. Mosse, “il movimento femminista stava decisamente assumendo la stessa posizione sostenuta da altri estranei’ quali le lesbiche e gli omosessuali; anzi, alcuni esponenti accettarono il decadentismo come meglio poterono, mentre altri difesero la rispettabilità borghese come elemento essenziale per il benessere delle donne, della razza o della nazione. Per esempio, Adolf Brand,il direttore di ‘Der Eigene’, disapprovò il permissivismo dalla Repubblica di Weimar, perché riteneva che ostacolasse la rinascita morale della Germania; ed alcuni coloro che la società considerava distruttori di qualsiasi regola abbracciarono proprio quegli usi e costumi che si riteneva insidiassero, e rifiutarono quella tolleranza che sembrava garantire loro la libertà”. Il decadentismo, inteso come itinerario verso l’accettazione spontanea di omosessuali e lesbiche, ebbe maggior importanza in Francia e in Inghilterra e coincise, alla fine del XIX secolo, con la rivolta della gioventù borghese e con il movimento per la riscoperta del corpo. Per la maggior parte della gente la parola decadenza evocava “la caduta delle civiltà e delle nazioni”. I decadenti furono considerati “privi di spirito patriottico, esseri che indebolivano la nazione e la privavano di figli sani e robusti”. Molti omosessuali e molte lesbiche “preferirono cercare di entrare nella società rispettabile esibendo la propria mascolinità e la propria ostilità verso un’eccessiva intemperanza sessuale; quei pochi che accettarono orgogliosamente l’accusa di essere decadenti tentarono in genere di evitare la società borghese, accoppiando il loro culto della debolezza con il rifiuto della crescita  e con l’esasperato attaccamento all’adolescenza. Potrebbe sembrare che le lesbiche si siano servite del decadentismo più di quanto abbiano fatto gli omosessuali, forse perché ai maschi era più facile proporre l’immagine di una virilità convincente qual era richiesta dalla società. Le orgogliose donne decadenti contribuirono a rafforzare la percezione popolare delle lesbiche quali abitanti di un corrotto universo proliferante sotto la superficie delle metropoli – una percezione che coesisteva con l’immagine della lesbica come donna vestita da uomo, dall’anima maschile in un corpo femminile. La contro immagine del decadentismo può così aver realmente rafforzato gli atteggiamenti tradizionali nei confronti della differenziazione tra i sessi”. Dunque, gli stereotipi sessuali sui ‘diversi’ ma anche sulle donne, se non vengono combattuti o rifiutati, rafforzano la mentalità che li produce. Per respingerli occorre rimanere nel contesto sociale e non accettare lo stigma di estranei. In questo caso, è interessante notare l’atteggiamento degli appartenenti ai movimenti femministi e d’avanguardia, cioè la loro posizione nei confronti delle convenzioni sociali, del concetto borghese di rispettabilità e del nazionalismo che le avevano formate. Alcuni di loro capitolarono per far parte della società, altri si ribellarono esibendo i segni distintivi ma stereotipati della differenza e, quindi, rafforzando quegli usi e costumi che volevano combattere. Forse, avrebbero potuto rappresentare un’autentica sfida alla rispettabilità borghese rifiutandone i dogmi e, di conseguenza, la loro presunta estraneità.

In Inghilterra  e in Germania i movimenti femministi inizialmente si impegnarono in campagne per la tutela dei diritti delle donne, successivamente “si fece strada la crociata per la purezza sessuale, così il passaggio dalla difesa dei diritti delle donne verso una crociata contro ogni forma di vizio favorì la riconciliazione del movimento femminista sia con la rispettabilità che con il nazionalismo: gli estranei vennero cooptati, ancora una volta arricchendo di nuovo vigore le norme dominanti. Queste crociate legittimarono l’interferenza dello Stato e della nazione nella vita privata degli individui, rafforzando il proprio dominio su tutte le relazioni interpersonali”. La maggior parte del movimento femminista tedesco si servì degli stereotipi femminili, affermando che la società aveva bisogno “delle doti peculiari delle donne” e “di un bel po’ del loro puro amore”. Le donne, come custodi della moralità, “erano responsabili dell’educazione e del soccorso ai poveri; il suffragio femminile avrebbe aperto le porte della vita pubblica all’’influenza materna’ e non alla politica delle donne. Lo sforzo di mantenersi al di fuori della politica  fu importante per la maggior parte delle donne del movimento, e il parlare di fazioni politiche era rifiutato con l’asserzione che prima di tutto veniva la nazione”. Anche le donne che si erano emancipate fecero di tutto per evitare qualsiasi attacco alla rispettabilità, riaffermando il tradizionale ruolo della donna. “Scrittrici anche politicamente liberali come Marlitt (pseudonimo di Eugenie John), i romanzi della quale, alla fin de siécle, si diffusero in tutte le classi della popolazione, si espresse in difesa del caldo rifugio nel seno della vita borghese ‘dove ogni cosa ha il suo posto’, suggerendo che il vero benessere della nazione dipendeva da una solida vita familiare, la ‘nobile vita familiare tedesca’, nella quale le donne rivestono il loro ruolo tradizionale”. Queste scrittrici e forse anche le lettrici vagavano, nel sogno che non scaturisce dalla realtà e ci ritorna, in mondi fantastici per evadere dalla vita familiare borghese, dalla rispettabilità e dal nazionalismo: “Cenerentola potè compiere la sua ascesa sociale nel mondo grazie al suo ‘cuore puro’; ella non si guadagnava il denaro, giacchè il lavoro era disprezzato, ma lo aveva sposato, poiché i ricchi non erano disprezzati: così il moderno cavaliere continuava a difendere la sua principessa. Questo mondo di sogno rimase parte integrante della letteratura popolare tedesca fino al XX secolo. Hedwig Courths-Mahler continuò la tradizione di Marlitt dopo la prima guerra mondiale, diventando una delle più famose scrittrici tedesche di tutti i tempi, e vendendo qualcosa come trenta milioni di copie dei suoi libri tra il 1910 e il 1941. Le sue storie d’amore mettevano in evidenza i soliti vincoli familiari e spronavano le donne a mostrare ‘pacato e dignitoso ritegno’; personalmente dimostrò un grande coraggio rifiutandosi di collaborare con il Terzo Reich (i nazisti non osarono mettere al bando i suoi libri), ma non appena una qualsiasi delle sue eroine poteva scegliere se intraprendere una professione o fare la casalinga, non aveva esitazioni: il ‘dolce angelo del focolare’ trovava la sua realizzazione nel matrimonio. In questi best sellers il nazionalismo è mantenuto in sordina, servendo come mezzo per ancorare e sostenere la rispettabilità; spesso, infatti, come in molte storie d’amore di Courths-Mahler, esso forniva l’ambiente: una città medievale, oppure una foresta o un castello tipicamente tedeschi. In questo caso in nazionalismo non serviva a glorificare tutto ciò che è tedesco,ma piuttosto ad assicurare un atteggiamento appropriato verso la vita”.

Verso la fine del XIX secolo, “il Romanticismo era diventato Neoromanticismo, perdendo in questo processo il suo piglio ribelle; quel che rimaneva era una fuga dalla realtà in un mondo fantastico dove il tempo si era fermato, un mondo rivolto al passato più che al futuro. Il simbolo nazionale femminile rifletteva questo sogno, proprio come la nazione stessa rispecchiava l’immagine di un mondo sano e felice. Nessuna difesa dell’’anormalità’, nessun decadentismo avrebbe potuto irrompere nei miti nei simboli che mantenevano in vita questo sogno. La maggior parte del movimento femminista, in Germania e altrove, accettò il sogno e cercò di adattarsi alla sua attrazione; la de-emancipazione delle donne, che era stata intaccata dalla loro lieve emancipazione durante l’Illuminismo, avrebbe trionfato almeno fino alla prima guerra mondiale. La nazione tentò di distogliere la donna della classe media dalla vita attiva fuori casa e di impedirle di affrontare un’epoca turbolenta: questo era compito dell’uomo – era lui destinato a essere l’uccisore del drago, il difensore della fede. La glorificazione della virilità e della società maschile accompagnò l’idealizzazione della donna […] Il mito della purezza nazionale avrebbe svolto un nuovo ruolo nella vita quando la generazione del 1914 fosse partita per la guerra”. Gli stereotipi di genere, il concetto di normalità e anormalità che differenzia arbitrariamente gli individui gli uni dagli altri, il sogno non come rappresentazione di realtà, ma evasione, stabilire quali siano gli ‘atteggiamenti appropriati verso la vita’ sono strumenti utili all’affermazione del concetto rispettabilità e nazionalismo. Le ideologie contemporanee, quando non si presentano come ideologie ma come verità, celano tutto l’armamentario anch’esso fatto di stereotipi, tendenza all’evasione e al disimpegno, ecc., frapponendosi tra i fatti che riguardano la gente e lo Stato, la politica o l’economia come se fossero distinti dalla società. E’ un discorso che riguarda tutti, donne e uomini, perchè è nel mondo reale e nella Storia che possiamo agire. Per capire, ovviamente, non basteranno dei post, quindi si suggerisce la lettura del testo citato. Questi scritti potrebbero essere un inizio per mettere in discussione una realtà che ci presentano come se fosse l’unica possibile, per non cedere alle false ideologie conformandosi o ponendosi contro di esse da ‘estranei’ alla società e di fatto avvalorandole, ma partecipando.

Manuela.

Scritto da Manuela

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