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Tipi di donna – (‘Sessualità e nazionalismo’)
Che tipo di donna fu quello proposto dal romanticismo? Il movimento romantico, quando prese in considerazione la donna, “contribuì a minare gli ideali di emancipazione dell’Illuminismo, uniformandosi alla nozione borghese della divisione del lavoro. Secondo la tendenza romantica a scorgere negli oggetti reali l’incognito e l’eterno, Schlegel e Novalis riconobbero nell’erotismo di una bella donna [...]
20 dicembre 2011
Che tipo di donna fu quello proposto dal romanticismo? Il movimento romantico, quando prese in considerazione la donna, “contribuì a minare gli ideali di emancipazione dell’Illuminismo, uniformandosi alla nozione borghese della divisione del lavoro. Secondo la tendenza romantica a scorgere negli oggetti reali l’incognito e l’eterno, Schlegel e Novalis riconobbero nell’erotismo di una bella donna il segno esteriore di una divinità invisibile, e dell’armonia fra la terra e le stelle. Questi segreti dovevano essere svelati; era necessario guardare oltre il sipario anche quando il dramma si svolgeva sul proscenio. Un idealismo di questo genere incoraggiò a considerare il mondo secondo una prospettiva simbolica, della quale la donna fu un elemento centrale, rappresentando sia l’utopia romantica che l’ideale nazionale, le quali finirono per interagire l’una con l’altra. Nella prima metà del XIX secolo, quando venne a perdere quei piccoli progressi che aveva fatto durante l’Illuminismo, una simile idealizzazione della donna portò alla sua de-emancipazione” (‘Sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità’, G. L. Mosse, 1982).
Gli ideali di femminilità, connessi con il concetto di rispettabilità e al nazionalismo, crearono un modello di donna che, esaltando le virtù femminili, servisse a mantenere l’ordine in un’epoca di grandi cambiamenti. Così, “la donna divenne un aspetto di quel simbolismo floreale, così caro ai romantici, secondo il quale i fiori rappresentavano un amore puro e intenso, che non faceva appello alle passioni più basse, ma ai più elevati sentimenti degli uomini”. Tra i fiori, emanazioni tangibili dell’anima e della natura, le rose, in particolare, erano il simbolo della verginità: “nei dipinti dei Nazareni, le cui donne idealizzate assomigliavano alle Madonne di Raffaello, esse scendevano come una pioggia a coprire la Vergine Maria; perfino la regina Luisa di Prussia veniva talvolta chiamata Königsrose: la rosa regina. Si può supporre che queste donne romanticamente interpretate fossero private della loro sensualità. Fu un atteggiamenti tipico dei Nazareni condannare la nudità nell’arte: potevano dipingere un santo nudo, ma il suo corpo sarebbe stato sfumato e reso etereo; le donne, invece, erano sempre vestite […] L’ideale di donna dei Nazareni non rimase confinato in Germania. Le Madonne di Raffaello furono una metafora della purezza virginale anche in Inghilterra, dove una delle acconciature dei capelli di una sua Madonna fu di moda nei primi anni dell’Ottocento; i Nazareni influenzarono alcuni preraffaelliti inglesi della metà del secolo nella loro visione della donna e nel loro tentativo di conferire maggior forza alla cultura nazionale attraverso le immagini religiose: anch’essi percepirono la donna come una Madonna in un tempio estetico, e la rosa – che in questo contesto era , naturalmente, la ‘rosa inglese’ – fu il simbolo di tutto ciò che le donne avrebbero dovuto essere: pure, caste e delicate. Così la rinascita nazionale e morale in Inghilterra e in Germania trovò espressione artistica in un’epoca sempre più attenta agli stimoli visivi. La donna potè, in parte, essere il simbolo di un mondo sano, dal momento che fu isolata da quello reale, arrestando così il tempo in un’epoca di irrequietezza. Come i poeti delle guerre di liberazione tedesche cantarono l’unità nazionale e la restaurazione della moralità germanica per combattere la Francia immorale, così la donna rappresentò una nazione non ancora corrotta dall’età moderna”.
La donna, in più di una occasione, fu interpretata dalla cultura del tempo e ad essa congeniale. In quanto creatura simbolo, serviva a rafforzare quella cultura che spesso, se non sempre, era estranea al Femminile, cioè quei valori che solo con i movimenti femministi, nella metà del XX secolo, cominciarono a reclamare un posto tra le possibili visioni del mondo. L’iconografia e i modelli di genere non avevano l’obiettivo di descrivere l’uomo o la donna reali, ma contribuivano a fissare le virtù maschili femminili, nella rigida divisione tra i sessi, interagendo con il concetto borghese di rispettabilità e con il nazionalismo. Perciò, possono essere compresi, se considerati dirette emanazioni delle ideologie che influirono maggiormente negli ultimi due secoli in Europa. E’ curioso che ancor oggi si faccia riferimento agli stereotipi di genere soprattutto quando nel dibattito politico non è ben nota quale sia la posta in gioco. Per esempio, la leader di Cgil, Camusso si dice sorpresa perché, nelle proposte del Ministro del Welfare Fornero, c’è un livello di aggressività che ‘fatto da una donna stupisce molto’, come riportano oggi molti quotidiani. Come se l’aggressività fosse un attributo esclusivamente maschile e la gentilezza e la mansuetudine attributi esclusivamente femminili. Allora, come abbiamo visto, il punto è un altro che lo svolgimento dei fatti chiarirà. Che in una cultura sia centrale l’essere umano, l’organizzazione che regola la vita degli individui o i meccanismi di produzione, pare che si continuino a usare stereotipi per indicare che il presunto ‘male’ appartiene all’altro, al diverso, al gruppo politico all’opposizione o alla classe sociale antagonista. Questo è un meccanismo che le donne conoscono bene dal momento che, nella carriera di donna-modello, l’accettazione supina della condizione di ‘contenitore di proiezioni altrui’, ruolo che la donna ha sempre avuto in quanto ‘altro’, in quanto donna, in questa ottica è sicuramente un merito. Certo, non lo è per le donne e per gli uomini reali, che guardano al di là degli stereotipi per capire e vederci chiaro.
Manuela.













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