Iconografia femminile e nazionalismo (‘Sessualità e nazionalismo’)

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La rispettabilità e la nozione di sessualità affiancarono il nazionalismo sin dal XVIII secolo, entrambi servirono a definire i valori della nascente borghesia. Gli ideali di virilità, il concetto di normalità e anormalità e il ruolo della donna diventarono norme condivise e contribuirono a formare le nostre società. Vennero plasmati modelli di mascolinità e femminilità [...]

19 dicembre 2011

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thumbnail.aspx 17 Iconografia femminile  e nazionalismo (Sessualità e nazionalismo)

La rispettabilità e la nozione di sessualità affiancarono il nazionalismo sin dal XVIII secolo, entrambi servirono a definire i valori della nascente borghesia. Gli ideali di virilità, il concetto di normalità e anormalità e il ruolo della donna diventarono norme condivise e contribuirono a formare le nostre società. Vennero plasmati modelli di mascolinità e femminilità e formati i simboli che, insieme con le convenzioni sociali, servivano a dare stabilità alla nazione. L’Inghilteraa e la Germania adottarono immagini femminili diverse da quelle della Francia rivoluzionaria. Tuttavia, anche la giovane ribelle del quadro di Delacroix ‘La libertà che guida il popolo’, che agitava un lembo di bandiera perse la sua carica eversiva “quando esaurì la sua capacità di indurre uomini e donne a occuparsi della rivoluzione” (‘Sessualità e nazionalismo. Mentalità e rispettabilità’, G. L. Mosse, 1982) e ben presto la nudità della giovane sovversiva perse ogni significato politico. La passionalità e la nudità femminile, all’inizio del XIX secolo, non rappresentavano più le nobili cause della rivoluzione. L’ideale di bellezza, che doveva trasmettere innocenza e pacatezza, era per la donna che divenne custode dell’ordine costituito. “La stessa Marianna come simbolo nazionale non fu più la giovane ribelle, ma la madre del suo popolo”.

L’Inghilterra e la Germania, che avevano combattuto contro la rivoluzione francese, giunsero alla conclusione “che la virtù e il vizio si erano scambiati il posto in quell’immorale nazione. Questa reazione alla rivoluzione rafforzò il rigore morale del pietismo tedesco e dell’evangelismo inglese; la donna doveva essere casta e modesta per rappresentare un esempio di purezza virginale nei pensieri e nelle azioni”. In Germania, una bionda ragazza vestita di bianco, era tutto l’opposto della veemenza dell’eroina di Delacroix. “A differenza di Marianna, Germania non trasse origine dalla rivoluzione, e perciò fu una donna con un futuro, perché tutti i nazionalisti vollero curarne la tipologia nella vesti di Marianna, di Britannia, o di simboli regionali come Bavaria. Per le classi medie europee questi simboli nazionali femminili proteggevano la normalità della società e la salute della nazione. Germania stessa, probabilmente, non esercitò una diretta influenza sui simboli nazionali al di fuori del territorio tedesco, ma le analogie colpiscono e sono significative nella storia generale del nazionalismo e nella sua funzione di controllo del ruolo dei sessi nella società”. Nell’antica Roma, Germania veniva rappresentata come una prigioniera afflitta, ma con gli imperatori tedeschi divenne una figura regale, con corona, spada e scudo; e così è rimasta fino a oggi: “una figura medioevale in epoca moderna” e, nel periodo delle guerre di liberazione nazionale, “fu oggetto di un vero e proprio culto”. Il ruolo di Germania fu del tutto diverso da quello di Marianna: “non solo non fu mai una condottiera, ma neppure restò attivamente coinvolta nelle battaglie; fu anzi paragonata a una sposa che attende il consorte – con allusione metaforica all’unità della Germania – oppure avvertita come l’ansiosa madre del suo popolo, una madre dal cuore limpido e puro, non diverso da quello che batteva nel petto di Cenerentola. La ‘Germania vittoriosa’ non assomigliava affatto alla libertà di Delacroix: era invece il simbolo pacato di una nazione in lotta. Certo, la Germania guglielmina avrebbe in seguito vestito elmo e corazza, anche se il suo comportamento non sarà mai aggressivo, se non per protegere la famiglia e lo Stato, sacrificandosi nel compimento del proprio dovere”.

Nel primo Ottocento, l’immagine della donna in Germania fu influenzata dal risveglio religioso cattolico. Un gruppo di artisti chiamati Nazareni, stabilitisi a Roma, “tentarono di fra rivivere l’arte tedesca ispirandosi alla pittura religiosa”. Essi ebbero molto successo, occupando posizioni influenti nelle accademie d’arte tedesche e austriache e influenzando la cultura popolare. Inoltre, essi “combinarono insieme temi cristiani e temi germanici, come si legge nell’Introduzione dell’arte in Germania attraverso il cristianesimo (1834-36) di Philipp Veit. Preparato così il terreno allo sviluppo della coscienza nazionale tedesca, con la loro pittura fornirono una garbata dimensione religiosa al risveglio nazionale. Il sentimentalismo dell’arte religiosa e tedesca del XIX secolo – i Cristi emaciati e le Madonne raffaellesche ambientate in un panorama germanico – si deve a loro. I Nazareni influenzarono anche la maniera di immaginare Germania, come nel caso dell’irreale Germania di Philipp Veit, dipinta nel 1835, che side sotto una quercia, indossando abiti imperali, con una spada abbandonata sulle giocchia e una corona imperiale accanto: e proprio la Germania di Veit stava appesa sopra la poltrona del presidente del parlamento di Francoforte quando, nel 1848, l’assemblea discusse di come si sarebbe potuta governare una Germania unita”. Fin dall’inizio, Germania, in qualità di simbolo nazionale, trovò un modello vivente nella regina Luisa di Prussia, “un’immagine della femminilità pura in contrasto con Francia immorale”. Dopo la scomparsa della regina la sua immagine venne modellata in modo da assomigliare al volto della Vergine Maria, e alla fine del XIX secolo “la giovane sovrana con il principe Guglielmo in braccio, fu trasformata nella ‘Madonna prussiana’”.

Britannia, invece, fu per l’Inghilterra “una figura simbolica molto meno importante di quanto lo fossero state Marianna e Germania rispettivamente per la Francia e la Germania”. Come Germania era stata rivalutata durante le guerre tedesche di liberazione nazionale, “così anche Britannia acquistò una popolarità nelle guerre inglesi contro la Rivoluzione francese e contro Napoleone. La Rule Britannia di James Thomson, pubblicata per la prima volta nel 1729 come protesta contro le interruzioni commerciali con l’Inghilterra da parte della Spagna, fu pubblicata nel 1793 per iniziativa di associazioni patriottiche locali, poiché i britannici avevano giurato che non sarebbero mai più stati schiavi. Così Britannia venne a essere l’avversaria dei giacobini e dei tiranni come Napoleone, trasformandosi in un simbolo di libertà, e dimostrando, sotto questo aspetto, più affinità con Marianna che con Germania, la quale non era mai stata evocata in guerre contro la tirannia. La poesia Britannia di James Gough (1767) dette di lei un’immagine di industriosità e frugalità, contrapposta alla Francia licenziosa e sfarzosa, ‘dove il vizio è l’usurpatore dei regni’. La sua aggressiva Britannia sconfigge i francesi, ma, in ultima analisi essa non rappresenta tanto una guerra o un’azione militare, quanto invece la virtù inglese in lotta contro il vizio; e in questo Britannia assomiglia a Germania, nel suo compito d favorire la rigenerazione dei costumi nazionali per affrontare la guerra contro la Francia. Tanto l’Inghilterra quanto la Germania erano passate attraverso una ‘seconda Riforma’, rispettivamente dell’evangelicalismo e del pietismo; la Francia, invece, era cattolica e rivoluzionaria, una combinazione troppo pericolosa per i paesi protestanti”.   Britannia era spesso rappresentata in posizione seduta, certo non più aggressiva di quanto lo fosse Germania. La sua figura esprimeva “un vigore posato, caratterizzata da qualità classiche al di sopra del tempo e dello spazio”. Le personificazioni femminili della nazione rappresentavano le forze eterne e, nelle loro armature antiche e negli abiti medioevali, volgevano lo sguardo al passato. “Nella veste di simbolo preindustriale, la donna esprimeva innocenza e castità, una sorta di rigore morale diretto contro la modernità: il clima pastorale e l’eternità contro la metropoli, intesa come culla del vizio; così anche la nazione, forza immutabile, fu spesso rappresentata come simboli preindustriali”. Le virtù femminili rappresentavano gli orientamenti morali che vincolavano la società, mentre il soldato, la figura eroica rappresentava le capacità maschili di tramutare le teorie in pratica. Alla donna la sfera dell’ideale, all’uomo la possibilità di agire nella realtà per modificarla. Nella Germania del XIX secolo, “dal momento che la nudità e l’eroismo erano stati mutuati dalla tradizione greca, i simbolici guerrieri tedeschi , a differenza di Germania, erano di solito quasi del tutto svestiti, o addirittura nudi”. Il contrasto tra l’iconografia maschile e quella femminile mette in luce il ruolo della donna che raffigura “la gioia per la pace conquistata dall’uomo guerriero”. “E’ certamente molto significativo”, fa notare G. L. Mosse, “che una nazione che apprezzava il proprio esercito e la propria marina non considerasse la donna capace di condividere le cosiddette virtù militaresche di entusiasmo, lealtà e forza. Il nazionalismo invece innalzò un piedistallo solo per la donna: la Valchiria, che conduce i caduti in battaglia nel Walhalla; Germania che, in un manifesto del 1914, fluttua in una nube di luce al di sopra delle truppe che affrontano il nemico. Possiamo allora dire che Germania prese il posto di Valchiria, la vergine guerriera? Sebbene l’encicolpedia popolare di Meyer nel 1890 reclamasse per lei questa origine, unita a quella di madre onnisciente, in realtà Germania come madre e come santa protrettrice non fu mai né aggressiva né mascolina, neppure quando indossava l’armatura”. Le personificazioni maschili e femminili non rappresentavano qualità dell’animo umano, ma virtù, diverse in base al genere, con cui la nazione doveva indentificarsi. Esse raffiguravano la divisione tra i sessi che trovava giustificazione nel sistema economico e sociale che stava mutando, sviluppandosi di pari passo con l’ideologia del nazionalismo. Vedemo come il movimento romantico e l’idealizzazione della donna contribuì a minare i piccoli progressi fatti per l’emancipazione femminile nel periodo dell’Illuminismo e la posizione del movimento femminista, nei primi anni del XX secolo, riguardo al concetto borghese di rispettabilità.

Manuela.

Scritto da Manuela

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