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Simboli nazionalisti: tipi di donne e uomini, modelli sessuali e di genere (‘Sessualità e nazionalismo’)
Come abbiamo visto lo sviluppo della rispettabilità, gli usi e i costumi ritenuti ‘decenti e corretti’ e l’atteggiamento nei confronti della sessualità, si intreccia, dal sorgere delle società moderne, al nazionalismo. Il concetto di rispettabilità e il nazionalismo si sviluppano sin dal XVIII secolo, accompagnano e favoriscono l’ascesa della classe media, tracciando il percorso di [...]
17 dicembre 2011
Come abbiamo visto lo sviluppo della rispettabilità, gli usi e i costumi ritenuti ‘decenti e corretti’ e l’atteggiamento nei confronti della sessualità, si intreccia, dal sorgere delle società moderne, al nazionalismo. Il concetto di rispettabilità e il nazionalismo si sviluppano sin dal XVIII secolo, accompagnano e favoriscono l’ascesa della classe media, tracciando il percorso di alcune norme che hanno contribuito a formare le nostre società: gli ideali di virilità, gli integrati, coloro che accettano le regole sociali e gli ‘estranei’ coloro che vengono ritenuti anormali e il ruolo delle donne. Il nazionalismo, nei primi decenni del XIX secolo, creò nuovi ideali di femminilità e di mascolinità. Per quanto riguarda la figura femminile, il nazionalismo e la società che con esso si identificò “usarono l’esempio della donna pura, casta e modesta per esibire le proprie virtuose aspirazioni, rafforzando in questo processo gli ideali borghesi di rispettabilità che avevano permeato tutte le classi della società nel XIX secolo”. Come creatura idealizzata, la donna rimase cristallizzata nel suo ruolo. Quelle che non si adeguavano a tale modello rappresentavano una minaccia per la società e la nazione, insidiando l’ordine costituito che si pensava dovessero mantenere. Ne scaturì un odio profondo per le donne come figure rivoluzionarie: “La donna come simbolo di libertà e di rivoluzione, ‘Marianna in battaglia’, contraddiceva i valori ‘femminili di radicata rispettabilità, e fu rapidamente soggiogata e spodestata” (‘Sessualità e nazionalismo. Mentalità borghese e rispettabilità’, G. L. Mosse, 1982). Le divisione tra i sessi si andava consolidando sempre più attraverso gli stereotipi e si riteneva che una confusione, cioè una non differenziazione secondo le categorie di normale e anormale, avrebbe minaciato i fondamenti della società. Tutto ciò contribuì ad assegnare alla donna un ruolo sempre più marginale. Tuttavia, c’erano stati tempi in cui essa era stata elevata a simbolo della libertà.
La Rivoluzione francese rese popolare Mariana come simbolo della libertà e anche dopo, durante la rivoluzione del 1830, ritornò in auge il mito con il dpinto di E. Delacroix ‘ La libertà che guida il popolo alle barricate’, in cui di fatto lo guida abbigliata in modo discinto e brandendo un lembo di bandiera. Ma non appena Marianna divenne simbolo nazionale fu rivestita e ritratta in pose più composte. Perse la nudità per rientrare nei canoni della rispettabilità, ma soprattutto per depotenziare la sua carica sensuale e rivoluzionaria. Tuttavia, sin dalla Rivoluzione francese “Marianna cominciò a mostrare i segni che poteva essere domata, assimilata, cioè a un’ideale di donna così differente da quello dell’uomo. La Dea ragione giacobina, come diretto precedente e modello di ispirazione per Marianna, fornisce un buon esempio di questo processo. Ritrarre la ragione come una dea, attraverso sculture e drammi, era un evidente allontanamento della donna come figura debole e irragionevole che doveva essere guidata dalgli uomini; ma i contemporanei notarono che la dea assicurava la lealtà della folla grazie al suo fascino sensuale di donna, piuttosto che in virtù della sua saggezza ‘maschile’, sia che fosse mezza discinta, sia che esponesse i seni sodi per allattare, con il suo vino la popolazione, come la statua della dea ragione di Robespierre alle Tuilleries. In provincia le feste sembravano talvolta delle gare di bellezza, giacchè la dea veniva scelta tra le ragazze più belle del paese. Si diceva che la Dea della Ragione incarnasse una antica divinità romana, sebbene, in maniera molto più solenne, la sua statua sostituisse in alcune chiese francesi, compresa la cattedrale di Notre-Dame, quella della Vergine Maria. Comunque, la bellezza, la passionalità femminili, giocavano sempre un ruolo nel suo fascino, cosicchè la donna rimase una creatura dalla passionalità istintiva, anche quando questa passionalità era al servizio di una nobile causa”. Ai contemporanei non passava neanche per la testa che una donna potesse rappresentare la ragione. Infatti, “ci furono uomini che rimasero scandalizzati nel vedere rappresentata la ragione sotto spoglie femminili: solo la potenza virile, sostenevano, poteva fornire il vigore e la forza capaci di divellere i ceppi della superstizione”.
“Gli attributi tradizionali della femminilità furono restituiti a Marianna quando essa esaurì la sua capacità di indurre uomini e donne a occuparsi della rivoluzione; Marianna in battaglia era ormai diventata la Marianna simbolo nazionale”. Quando Heinrich Heine vide il quadro di Delacroix, all’Esposizione parigina del 1831, esultò di questa figura femminile che “simboleggiava la volontà di un popolo indomito”. Ben presto però anche la nudità venne privata di ogni significato politico: “Venere divenne la dea della bellezza e del piacere, quale era stata durante l’ancien régime. La donna rimase passionale, ma non più nella nobile causa della Rivoluzione; il suo compito fu ancora una volta, di dedicare il proprio ardore, la propria bellezza e la propria nudità a proteggere l’ordine costituito. La stessa Marianna come simbolo nazionale non fu più una giovane passionale, ma la madre del suo popolo”. Vedremo come si porranno i movimenti femministi, agli inizi del XX secolo, in Inghilterra e Germania, nei confronti della rispettabilità borghese. Ciò che contraddistingue i movimenti e le avanguadie di questo periodo è il modo in cui si sono rapportati a questo concetto. Chi come i decadenti lo ha contestato, separandosi dalla società e accettando lo stigma di ‘estranei’, ha ceduto di fatto all’ideologia borghese, così come i primi movimenti femministi che al contrario hanno assimilato la nozione di rispettabilità come valore da preservare privandosi della possibilità di cambiare la società. Ciò che interessa sono le analogie che potrebbero scorgersi paragonando la strumentalizzazione dei modelli sessuali di allora con quelli di adesso. Il corpo femminile e il corpo maschile sono stati privati di una sessualità, eversiva e con forti significati politici. Come abbiamo visto c’è un legame tra educazione sessuale, identità di genere e cittadinanza, che si realizza nella piena e consapevole partecipazione alla vita sociale e politica attraverso la capacitàdi scegliere autonomamente e responsabilmente. Non solo in questo ma anche nel superamento di stereotipi sessuali e ruoli di genere, su cui instaurare relazioni autentiche fondamentali per costruire una nuova società. Oggigiorno, l’immaginario abbonda di corpi nudi soprattutto femminili, fatti ‘merce’, trasformati in mero oggetto di piacere sessuale per lo sguardo maschile. Ma non solo maschile viene da dire. Non che la donna e il suo corpo siano utilizzati per l’uomo, ma per la società, la nazione, che ha bisogno di simboli con cui orientarsi e identificarsi. E allora il corpo nudo di donna, divulgato dai media, ridotto a merce, in fondo asessuato in pose falsamente scandalose (non ci sono Marianne che brandiscono bandiere né guidano folle rivoluzionarie) è l’immagine della nazione: tanti individui che ‘devono’ sentirsi senza un corpo che è una prova tangibile del nostro esserci e privi di una sessualità che ci contraddistingue in quanto parte del sé su cui costruire l’identità di esseri maturi e responsabili. Le donne svestite, mostrate dalla pubblicità dai media e i pezzi di carne non sono forse i pezzi delle nostre carni, simboli in cui dovremmo riconoscersi come divisi gli uni dagli altri, dal corpo sociale, per crederci incapaci di formare un corpo intero e, quindi, di decidere prendendo la parola nella vita pubblica?. Viene da rispondere di si, visto che anche i modelli di mascolinità sono rappresentati da corpi in modo simile a quanto accade per i modelli femminili: ‘merci’ da acquistare, dove il consenso è l’unico criterio di valutazione.
Manuela.













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