Il movimento femminista nell’Italia contemporanea

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Nel calderone dell’opinione pubblica ribollono anche voci dissonanti circa il ruolo del femminismo nella contemporaneità. E’ giusto ascoltarle perché in parte sono condivisibili. Lo spunto è offerto dalla recente manifestazione del Comitato ‘Se non ora, quando?’ e dai fatti di cronaca, la sedicenne che per non dire ai genitori di aver perso la verginità in [...]

16 dicembre 2011

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thumbnail.aspx 14 Il movimento femminista nellItalia contemporanea

Nel calderone dell’opinione pubblica ribollono anche voci dissonanti circa il ruolo del femminismo nella contemporaneità. E’ giusto ascoltarle perché in parte sono condivisibili. Lo spunto è offerto dalla recente manifestazione del Comitato ‘Se non ora, quando?’ e dai fatti di cronaca, la sedicenne che per non dire ai genitori di aver perso la verginità in un rapporto consenziente, ha incolpato di stupro dei ragazzi rom, offrendo il pretesto a gruppi di razzisti del suo quartiere per dar fuoco a un campo nomadi. Ci si chiede quanto realmente interessino alle ragazze di oggi le tematiche femministe. E ci si chiede qual è la distanza, da misurare in anni luce, tra i principi promulgati dai movimenti per le donne e la consapevolezza, frutto della cultura del tempo, di una ragazzina come tante altre, che ha vissuto la sessualità e il desiderio sessuale come una ‘colpa’, oggetto di riprovazione familiare e sociale. La società e la famiglia è sempre quella cui parla il movimento femminista, ma quanti vogliono capire il messaggio?. Il fatto di diventare adulti non dovrebbe essere fonte di preoccupazione. La possibilità di costruire un’identità, libera da pregiudizi e stereotipi, non è una grande concessione che ci fa la società, ma una necessità della stessa società, utile alla sua sopravvivenza. Sarebbe un segno di vitalità per una comunità di individui che guarda al futuro e quindi al rinnovamento in ambito politico, sociale e culturale. Non dovrebbe destar scalpore che donne e uomini, giovani e meno giovani, abbiano dei corpi sessuati e vivano di conseguenza le relazioni affettive e che, anche nella vita sociale, portino la loro integrità: un tutto fatto di corpo, emozioni, desideri, limiti e passioni. Non è un’eresia nemmeno il fatto che per poter scegliere autonomamente, da cittadini/e responsabili, bisogna conoscere se stessi guardarsi e guardare l’altro negli occhi senza finzioni per espandere in tutti gli ambiti della nostra vita ciò che sentiamo di avere di buono in noi stessi. Forse è vero che tra le giovani italiane e europee, le quotazioni del femminismo sono al ribasso. Ed è anche vero che tante ragazze e donne per bene usano il femminismo per darsi un tono, ma non gli fa né caldo né freddo se molte donne come loro, ma solo meno fortunate, vengono sfruttate. Perché una donna ricca dovrebbe dirsi femminista se poi maltratta la colf in quanto donna povera?. E’ evidente che le tematiche affrontate dal femminismo non servono per render piacevoli i discorsi o chi li fa. Anzi, le tematiche femministe, se affrontate seriamente, fanno più nemici che amici, perché risultano scomode a molti andando a toccare i loro privilegi. Chi non vuole prendere in considerazione le questioni di genere, tende a ignorare tutte le questioni in cui si tira in ballo la disuguaglianza (di genere, economica, di status), visto che su questa ci campa meglio e a scapito degli altri. E’ vero che tra il mondo di tante ragazze e donne e i gruppi femministi del nostro paese c’è un abisso, una distanza apparentemente incolmabile tra visioni del mondo e della donna nel mondo totalmente diverse. Forse, questo è solo un segno rivelatore del fenomeno di disgregazione del tessuto sociale che è di più ampia portata.

Come è stato già detto, pare che in questi ultimi anni, in Italia, si siano create vere e proprie tribù, ognuna con i propri valori (positivi o negativi), con ideologie vere o false e false perché nascondono la loro natura di ideologie. Non ci sono solo i benestanti, ma anche le élite culturali, individui che condividono valori, orientamenti e stili di vita e di solito non hanno contatti o relazioni con persone appartenenti ad altri ceti sociali. Spesso chi appartiene alle élite culturali è anche benestante. Tra questi gruppi sociali e gli altri ci sono poche possibilità di scambio. E’ anche vero che se questi personaggi non appaiono in televisione, a volte scrivono libri o pubblicano il loro pensiero nei quotidiani. Ma non sempre la gente ha il tempo di andarsi a leggere attentamente cosa c’è scritto, mentre è più facile, per esempio, accendere la tv con l’intento di ricevere informazioni esaurienti su ciò che accade intorno. Evidentemente l’informazione televisiva e i programmi che fanno informazione non forniscono gli strumenti utili per comprendere la realtà. E, partendo dall’esempio della sedicenne, la voce discordante (dal ‘Fatto quotidiano’) pone l’accento sulla distanza tra la realtà delle donne di questo paese e la realtà delle donne dei movimenti femministi i quali dovrebbero avvicinarsi di più alle donne reali e render loro possibile scegliere autonomamente come vivere la vita. Forse, lo sfaldamento del tessuto sociale è un bene poiché in un clima di cambiamento potrebbero emergere altri gruppi, magari giovani e innovativi ispirati al benessere e al bene comune. Certo, questi aggregati dovrebbero avere le opportunità per affermarsi e la crisi economica non è a favore di nessuno tantomeno per i giovani. Parlare di femminismo, di valori e della visione del mondo al femminile è importante perché rappresentano una cultura alternativa all’utilizzo dei principi economici per spiegare la realtà e gli esseri umani. Va bene tenere a mente che il mondo si orienta in base al denaro, ma essere regolati dai meccanismi di produzione no.

Manuela.

Scritto da Manuela

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