L’adolescenza, la sessualità e il rapporto genitori-figli

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Prendendo spunto dai fatti di cronaca come il caso della sedicenne del quartiere le Vallette di Torino, il dibattito che smuove l’opinione pubblica (e di cui parla ampiamente oggi ‘la Repubblica’), riguarda il rapporto dei genitori con i figli nell’adolescenza, la libertà vissuta da individui e cittadini responsabili e i pregiudizi, soprattutto sul sesso. La [...]

15 dicembre 2011

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thumbnail.aspx 13 Ladolescenza, la sessualità e il rapporto genitori figli

Prendendo spunto dai fatti di cronaca come il caso della sedicenne del quartiere le Vallette di Torino, il dibattito che smuove l’opinione pubblica (e di cui parla ampiamente oggi ‘la Repubblica’), riguarda il rapporto dei genitori con i figli nell’adolescenza, la libertà vissuta da individui e cittadini responsabili e i pregiudizi, soprattutto sul sesso. La sedicenne per paura della reazione dei genitori alla notizia della predita della verginità, ha detto una bugia, ha detto cioè che era stata violentata da due ragazzi rom. Poi, spaventata per la reazione ignobile di alcuni abitanti del suo quartiere che hanno dato fuoco al campo nomadi, ha confessato la verità. La cronaca ha riportato la notizia che i genitori della giovane la costringevano spesso a sottoporsi a regolari visite ginecologiche per accertarsi che fosse vergine. Per questo la ragazza ha avuto paura di dire che verità, cioè che aveva perso la verginità durante un rapporto intimo con un coetaneo e che aveva desiderato fare l’amore con quel ragazzo.

Forse, gli adolescenti hanno difficoltà nel parlare di aspetti importanti della vita, come la sessualità, con i propri genitori. Ma ciò riguarda appunto il rapporto genitori-figli, le libertà che hanno gli adolescenti di oggi (dalla preadolescenza a undici anni fino all’età adulta che dovrebbe iniziare a 25 anni), libertà che, proprio perché senza limiti, creano insicurezza. La costruzione dell’identità, che fa parte del percorso di crescita, presuppone delle regole da accettare e anche da contestare o discutere se necessario. L’assenza di regole che  oggi è sinonimo di libertà, in realtà non permette ai giovani e alle giovani di capire, imparare e prendere coscienza del loro posto nel mondo, dei propri limiti e del rispetto per se stessi e per gli altri. I limiti e i divieti, quando non imposti ma spiegati, aiuterebbero i ragazzi/e a confrontarsi con gli adulti e, nella contestazione, capirebbero fino a che punto quei desideri sono tali, cioè corrispondono a motivazioni profonde. Il rifiuto di obbedire a una regola cui segue l’assunzione di responsabilità delle conseguenze, pone l’individuo a confronto con gli altri, non negando le proprie idee. Contestare apertamente nel dibattito le idee dei genitori e fare scelte personali sempre più importanti man mano che si cresce, aiuta a strutturare una personalità, ad assumersi la responsabilità di ciò che si fa perché si sceglie e a misurarsi con i propri sogni e desideri, e quindi con se stessi. Ma ciò è possibile se ci sono delle regole, è impossibile se non ce ne sono. Perciò, non sembra strano che gli adolescenti si sentano smarriti. Anche i genitori lo sono quando si confrontano con i figli, dal momento che hanno a che fare con una fase della vita, l’adolescenza, in cui vedono i cambiamenti  che segneranno la fine dell’età dell’infanzia, dell’incanto fanciullesco e apriranno la strada all’età adulta. Questo può causare loro dolore, che però non dovrebbero trasmettere alla prole.

La vita vera è fatta di fasi di crescita, di gioie e sofferenze, di morte e rinunce, di lotta per realizzare i propri sogni e di amore, che si impara e, forse, inconsapevolmente si insegna, durante tutto l’arco dell’esistenza. La vita vera è complessa, piena di contraddizioni, di accadimenti che accadono, appunto e non scegliamo, altri che scegliamo. La vita vera, come la realtà un po’ più reale di quella che viene rappresentata dagli schermi che illuminano i salotti delle case, è varia, molteplice e densa di soprese, fonte di meraviglia, ma tutto dipende da come ci rapportiamo alla varietà. Se la neghiamo e accettiamo la realtà ‘finta’ riprodotta dal grande show, in cui sembra che tutti si sentano chiamati a far parte, come se non esistesse altra dimensione che quella bidimensionale, semplicistica e stereotipata che offrono gli schermi luminosi nei salotti, non abbiamo più occhi per vedere ciò cha accade intono a noi. La vita vera non si nasconde, anzi, è sempre lì, davanti ai nostri occhi che dobbiamo allenare per scorgere la verità, l’evidenza, da cui ‘lo spettacolo della realtà’, invece, allontana. Occorre chiamare le cose con i loro nomi, esprimere i sentimenti reali non quelli che dovremmo avere per ‘andar bene’, per essere accettati o più realisticamente tollerati, perché un sistema sociale che pone condizioni molto restrittive alla possibilità di accogliere le specificità che caratterizzano ciascuno di noi, tollera l’umanità ma non la accoglie. Insomma, quesi desideri e sentimenti conformi al sistema in cui viviamo e che poi alla fine ci convinciamo di provare, ma sappiamo che non è vero, e la verità, la genuinità dell’esistenza ci pare una cosa irraggiungibile o che sfugge alle capacità di percepirla. Forse, è per questo che i sensi dell’uomo contemporaneo sembrano inadeguati nel rappresentare la realtà. Occorre che i genitori recuperino la spontaneità nel proprio modo di essere, comunichino con i figli ciò che pensano veramente, che raccontino il mondo come è e poi come dovrebbe essere, affinchè ciò dia forza ai giovani per affrontare la vita nei principi che entrambi ritengono validi. Occorre che i genitori guardino dentro di sé, come è utile che facciamo tutti, e donino ai figli ciò che essi sono. Ma per donare se stessi bisogna prima amarsi. Abbiamo parlato dell’importanza dell’educazione sessuale per i giovani, a scuola e con i genitori. La sessualità è parte di oguno di noi dal momento che abbiamo un corpo ed è sessuato. Negarla ostacola la crescita e la formazione di identità adulte e consapevoli, in grado di partecipare alla vita sociale e politica e di scegliere autonomamente. Per le donne l’educazione alla sessualità è importante. La ragazza nel quadro di E. Munch: ‘Pubertà’, nasconde con le braccia il suo sesso agli occhi dell’osservatore ma anche ai propri. L’ombra nera, proiettata dal suo corpo, rappresenta la sua psiche le cui pulsioni e quelle di chi la guarda, la espongono al pericolo. Una maggior consapevolezza e accettazione dei propri impulsi fugherebbe i timori nelle giovani donne e le farebbe sentire meno prede e mano esposte al pericolo. Ma l’educazione sessuale è importante tanto per le donne quanto per gli uomini, poiché fornisce strumenti utili per costruire relazioni vere, eliminando gli stereotipi e i ruoli di genere. Relazioni di reciprocità e non di dipendenza, basate sulla lealtà, prima di tutto verso se stessi e nei confronti  degli altri, sul rispetto reciproco e sulla fiducia. E sulla capacità di donare ciò che si ha dentro di sé, cosa che accade quando il bagaglio personale è fornito di dignità e amore. In fondo ognuno dà quello che ha. L’educazione sessuale e ai sentimenti può eliminare, anche in questo ambito, le disuguaglianze tra chi dà poco e chi dà molto perché ben provvisto. Ma in questo caso, come in altri, mantenere le disparità o superarle dipende da noi.

Manuela.

Scritto da Manuela

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