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Rispettabilità e sessualità: un binomio stranamente al femminile
‘Libera sessualità in libero Stato’ ovvero: il corpo, il desiderio, l’intelligenza: voglia di vivere senza fili spinati, inquisizione paludata di perbenismo, roghi veri e virtuali, odori di incensi nauseanti litanie lugubri di uomini che odiano le donne, la loro autodeterminazione, la loro libertà. Corpo desiderante, libero di volare, di conoscere, di stare al mondo, in [...]
26 novembre 2011
‘Libera sessualità in libero Stato’
ovvero:
il corpo, il desiderio, l’intelligenza:
voglia di vivere senza fili spinati,
inquisizione paludata di
perbenismo, roghi veri e virtuali,
odori di incensi nauseanti
litanie lugubri di uomini che
odiano le donne, la loro
autodeterminazione, la loro libertà.
Corpo desiderante, libero di volare,
di conoscere, di stare al mondo,
in un mondo
senza prevaricazioni misogine,
senza armi, senza guerre, senza violenza,
senza compratori di anime:
questi i veri delitti contro l’umanità, non certo il corpo appassionato
che quando esulta non ha colore,
razza, etnia, confini,
avendo ben presente che la libertà
non significa licenza,
ma rispetto
dell’altra, dell’altro, coscienti.
Questo, almeno, ha insegnato il femminismo.
A guardare con occhi aperti i diversi da me, a condividere con loro speranze di tempi
senza quel sangue e senza quegli orrori
che uomini della Provvidenza e
sacerdoti del vero dio (e ognuno ha il suo)
preparano per il futuro. (Edda Billi, 8 luglio, 2000).
Da cosa dipende oggi la rispettabilità per una donna. In ‘Memorie di una ragazza per bene’ il primo volume dell’autobiografia di Simone de Beauvoir la scrittrice racconta come era la vita di una ragazza ‘per bene’ della piccola borghesia negli anni tra le due guerre. Era una vita controllata da molte restrizioni intese a garantire la rispettabilità delle ragazze sia nella sfera privata sia pubblica. Non c’era solo la sessualità, ma l’insieme dei comportamenti sociali a garantire la rispettabilità femminile. Lo studio per molte ragazze era una via di fuga, che permetteva loro evasioni in altri realtà possibili, ma era anche un ostacolo in quanto sviluppava un pensiero critico nei confronti delle cose del mondo e poteva farle apparire non del tutto ‘per bene’. Oltre alle famiglie i coetanei maschi esercitavano sulle giovani donne un controllo attraverso il giudizio. Trovavano interessanti le ragazze più emancipate, e quindi dalla reputazione dubbia, che le distinguevano da quelle sposabili. Questo atteggiamenti riguardava sia le classi medie e le famiglie più conservatrici, sia il ceto popolare. Alle donne che avevano partecipato alla Resistenza, al momento della Liberazione fu chiesto di non sfilare insieme agli uomini per non rovinare la loro reputazione, ma soprattutto per non intaccare l’immagine di combattenti. Negli anni ’50 e negli anni ’60 le cose hanno cominciato a cambiare, prima nelle grandi città del nord Italia, con l’emergere della cultura giovanile. Poi nel sud dove l’emancipazione è stata più lenta. Comunque, lo studio ha rappresentato per tutte una grande opportunità per la liberazione femminile. L’emancipazione sessuale è stata lenta, nel tempo la paura delle donne non era quella di venire rifiutate perché non più vergini, ma di rimanere incinte. In Italia la contraccezione divenne legale solo nel 1970 e ancor oggi pare sia un problema esclusivo della donna. Oggi, la rispettabilità di una donna continua a essere più a rischio di giudizio negativo di quella di un uomo. E, sembra, ora più che in passato, abbia a che fare con la sessualità (dal ‘Venerdì’ di Repubblica). Dovremmo chiederci il perché. Infatti, pare che i pregiudizi e le disuguaglianze tra i sessi, retaggi di una cultura maschilista, all’occorrenza e per convenienza vengano riproposti e stranamente non trovano oppositori.
Il corpo delle donne e tutte le questioni ad esso collegate, è ancora una qestione di interesse sociale, politico e religioso, cioè ha a che fare con la morale, mentre compete alla donna in quanto persona, con dei diritti e dei doveri, capace di compiere scelte che riguardano la propria vita. Come abbiamo visto è stato necessario cambiare la legge che sanzionava la violenza sessuale: da reato che offende la morale e la società a delitto contro la persona. Cioè, l’idea è questa: quando si parla della rispettabilità della donna e si tira in ballo la sessualità, in realtà si sta parlando di altro. I pregiudizi servono a qualcosa e a chi li sostiene. Per molti dei ricchi proprietari terrieri americani, i neri erano il demonio, intanto però coltivavano le loro terre e li arricchivano. L’invenzione del nero, nemico e ‘cattivo’, serviva per far sentire quei signori migliori di come erano. Non crediamo che oggigiorno, in presenza di esempi di opportunismo, arrivismo e avidità, ci si scandalizzi facilmente in materia di sessualità. La malafede emerge quando nei confronti delle donne si associa la sessualità alla rispettabilità. Viene da pensare che tanti uomini, compresi alcuni politici, se avessero dovuto fare della morigeratezza il loro cavallo di battaglia, sarebbero stati esclusi a priori dalla gara. E invece i capi di governo non si dimettono per i comportamenti discutibili (un maschio affetto da gallismo, e per questo non oggetto di biasimo, mentre le ragazze che si sono a lui concesse sono state etichettate in malo modo), ma per ragioni economiche. Già poiché di esclusione si tratta. Un tempo la donna doveva acquisire valore sul mercato del matrimonio essendo ‘per bene’, poiché l’ambito in cui poteva realizzarsi era solo quello familiare. Tra i bacchettoni non c’erano degli stinchi di santo, ma era normale che l’uomo facesse quello che voleva e la donna no, che poi alcune donne facevano lo stesso come volevano. Ora quei valori tradizionali, giusti o sbagliati che fossero, non ci sono più e viene da chiedersi cos’è che si vuol nascondere usando strategie discutibili, per stabilire se una donna sia rispettabile o no.
Da un mercato del lavoro apparentemente saturo, poiché ci sono superprotetti e precarissimi, non sono viste di buon occhio le persone brillanti, intelligenti soprattutto se sono donne o giovani. Un sistema inquinato da clientelismi, favoritsmi di ogni specie e grado non vede di buon occhio chi si comporta secondo la norma. Si potrebbe dire che, invece dei bigotti perbenisti, oggi chi punta il dito scandalizzato sul comportamento emancipato delle donne siano gli evasori fiscali, i datori di lavoro che assumono personale in modo irregolare, chi usufruisce di raccomandazioni e chi ne elargisce pretendendo di essere ringraziato a vita. Così, le persone per bene davvero sono escluse. I nuovi fustigatori-corrotti arrecano i motivi più ignobili per mantenere il comando affinchè questo paese sia gestito da pochi: una sorta di comportamento mafioso che si è legittimato facendo apparire anomalo il comportamento virtuoso ossia civile. E’ emblematico che si tiri in ballo la donna, il corpo della donna e la sessualità per nascondere le cose importanti e confondere le acque. E’ possibile che le istituzioni religiose siano pià restrittive e conservatrici in tema di sessualità soprattutto quando al loro interno c’è un problema che riguarda la sessualità, come i casi di pedofilia da parte di preti. E’ possibile che uno Stato che non riesce a rinnovarsi e a buttare fuori il marcio che deriva dalla corruzione e dalla mafia, poi escluda le categorie di cui si può facilmente sbarazzare: le donne e i giovani. Le donne perché su di loro e solo su di loro, perché le giovani madri non usufruiscono di aiuti economici da parte dello stato, grava il dilemma lavoro-casa. E perché secondo la nostra cultura le donne sono facilmente eliminabili, basta mettere in discussione la rispettabilità che dipende appunto da un giudizio esterno, da una ‘morale’ condivisa, ma fasulla. I giovani, oltre che essere ignorati da gran parte della società, si ammansiscono nel momento in cui si accorgono di non avere scelta, se vogliono rendersi indipendenti dalla famiglia o fanno un lavoro sottopagato e dequalificante oppure rimangono dipendenti da mamma e papà. Entrambi, donne e giovani che hanno trascorso anni sui libri in questo modo non mettono a frutto il loro impegno, le loro capacità e la buona volontà che non gli manca, per realizzare se stessi e contribuire al benessere collettivo.
Queste sono ipotesi, ma sicuramente i giudizi morali sulla sessualità, specialmente nei confronti delle donne e se ne determinano anche la rispettabilità, nascondono altri intenti. Nel dibattio pubblico la questione femminile e i giovani sono argomenti quasi assenti, si parla solo di crisi economica e di spread. Se ci si vede esclusivamente nella veste di consumatori il rischio è di dimenticare di essere anche cittadini e soprattutto persone. Lo stoico greco Panezio (185-109 a.C.) fu il primo autore a trasferire il termine ‘persona’ inteso come maschera teatrale nell’ambito filosofico. L’etica stoica sosteneva che tutti gli esseri umani condividevano gli stessi doveri morali. Tuttavia, l’uomo e la donna non portavano sulla scena della vita la sola maschera generica dell’essere umano, ma anche quella caratterizzante la loro individualità sin dalla nascita, alla quale si aggiungevano altre dovute alle vicissitudini della vita, dell’attività lavorativa. La nozione greca di persona attribuita a Panezio, fu ripresa e diffusa nel mondo romano da Cicerone (106-43 a. C.). L’uguaglianza tra esseri umani nella condivisione dei doveri morali, dal punto di vista giuridico consiste nella condivisione di uguali diritti e doveri, e nel fatto che la persona fisica è ogni essere umano senza fare distinzioni di sesso, razza, lingua e opinione e condizione sociale in quanto soggetto di diritto e dotato di capacità giuridica, cioè titolare di diritti e doveri (la definizione di persona da un punto di vista filosofico e giuridico è tratta da wikipedia). L’uguaglianza fra tutti gli esseri umani permette il rispetto della specificità di ognuno. Quindi, di vivere come persone prima di tutto.
Manuela.













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