Il lavoro

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Le donne si sono sempre sobbarcate il peso della riproduzione umana e hanno svolto il lavoro necessario per la sopravvivenza della specie. La divisione del lavoro tra i sessi è servita come pretesto per assegnare compiti faticosi, ripetitivi e noiosi alle donne, mentre gli uomini se ne andavano in giro con lancia e giavellotto. Anche [...]

8 novembre 2011

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thumbnail.aspx 5 Il lavoro

Le donne si sono sempre sobbarcate il peso della riproduzione umana e hanno svolto il lavoro necessario per la sopravvivenza della specie. La divisione del lavoro tra i sessi è servita come pretesto per assegnare compiti faticosi, ripetitivi e noiosi alle donne, mentre gli uomini se ne andavano in giro con lancia e giavellotto. Anche loro lavoravano nei campi, costruivano città che poi distruggevano facendosi la guerra, lavoravano e lavorano nelle fabbriche, del resto come hanno fatto e fanno le donne. Ma le attività ricreative, ludiche sono prerogativa maschile. La donna con più difficoltà degli uomini trascorre il suo tempo libero dedicandolo solo a se stessa. La durezza del lavoro non è mai stato un motivo perché le donne ne fossero esentate. Al contrario, esse sono state escluse da attività che richiedevano capacità intellettuali o gestionali, facendo appello alla presunta e falsa inferiorità femminile. Dalle analisi economiche tradizionali, quelle che rilevano il Pil come indicatore di ricchezza di un paese, non risulta il lavoro femminile se le donne non hanno uno stipendio. Eppure, il lavoro di accudimento e cura dei figli e della casa sono lavori. Le donne sono state condizionate nel credere che il lavoro degli uomini sia più duro e stressante del loro, comunque più importante. Come sostiene Germaine Greer (‘La donna intera’, 1999), gli uomini vorrebbero convincere il mondo intero e dunque anche se stessi di questo, ma “la verità sembra essere che gli uomini sono risentiti di dover lavorare e nutrono l’ambizione di non fare nulla, cosa che le donne non condividono. L’amore per la pigrizia è un’altra caratteristica che l’homo sapiens maschio ha ereditato dai suoi avi antropoidi; un’etologa ha osservato che trovava ‘incredibilmente difficile tenere sotto osservazione un gorilla maschio, per otto ore di seguito perché non faceva quasi nulla’. Le femmine sia gorilla o api operaie sono naturalmente affaccendate, il che spiega forse il motivo per cui i maschi mostrano tanta irritazione verso le femmine che penetrano nel loro territorio. Non vogliono che venga smontato il mito dell’energia e della determinazione maschili. Potrebbero trovarsi a dover svolgere un lavoro serio, con conseguente perdita di status tra gli altri maschi alpha. Nelle gerarchie maschili l’ozio è associato allo status. La pesca è lo sport più popolare in Inghilterra perché rappresenta la scusa per non fare nulla per giorni interni”.

Per secoli si è insegnato al genere femminile che l’uomo lavora, studia, parla, scrive, governa, meglio di come potrebbe fare una donna. Come diceva V. Wolf, gli uomini hanno bisogno di sentirsi superiori nei confronti delle donne perché hanno paura di essere inferiori, per questo hanno relegato le donne in un ruolo subalterno. La svalutazione del lavoro e delle capacità femminili si presenta ancor oggi come problema, nonostante i movimenti delle femministe abbiano lottato molto per cambiare la mentalità sessista. Ciò perché la faccenda che riguarda la valutazione del lavoro è delicata, soprattutto oggi. Il lavoro non possiede un valore intrinseco dipende da quanto il lavoratore riesce a farsi pagare dal datore di lavoro. “Le donne non hanno mai elaborato strategie collettive efficaci per proteggere salari e condizioni di lavoro, e ancor meno per ottenere stipendi più alti, questo è il motivo per cui le donne, più degli uomini sono ben volute nel mercato del lavoro destrutturato degli anni Novanta”, diceva la Greer nel 1999. Oggi è anche peggio, perché la crisi occupazionale interessa tutti. I sindacati rispetto a questa situazione “non possono far altro che recitare il mea culpa. La loro sconfitta è dipesa unicamente dal fatto che non hanno mai riconosciuto né la necessità di organizzare tutti i lavoratori, donne comprese, per lottare a favore di retribuzioni e condizioni di lavoro decenti, né quella di difendere il diritto di tutti i lavoratori a un salario adeguato e a condizioni di lavoro oneste”. Per comprendere il potere delle organizzazioni sindacali, “è importante capire che le oligarchie maschili escludono non soltanto le donne ma anche la maggiori parte degli uomini. Le élite maschili sono parimenti interessate a dominare sugli altri maschi all’interno delle organizzazione e a difendere l’organizzazione nel suo complesso. Il movimento sindacale, occupato com’era a tessere trame di potere all’interno della sua stessa organizzazione e a resistere all’erosione di status nelle sue élite, ha consentito che un ampio bacino di lavoratori rimanesse senza rappresentanza. Il capitale ha semplicemente dovuto rintuzzare gli assalti contro il potere costituito abbastanza a lungo da minare i vecchi sistemi della contrattazione collettiva; a quel punto di è ritrovato nella condizione di poter rimpiazzare la forza lavoro sindacalizzata con forza lavoro docile reclutata perlopiù tra operaie donne con più modeste rivendicazioni. La gran massa di lavoratrici nelle economie moderne, che sono soprattutto economie di servizi, non gode di nessuna tutela sul posto di lavoro, ha pochi privilegi e non è assicurata, o lo è solo parzialmente”. E’ difficile associare la forza lavoro del nuovo secolo con il trionfalismo delle lobby allo slogan ‘il futuro è femmina’. Si sente dire che le donne fanno progressi sul posto di lavoro e la mentalità sessista è in declino. Ma il lavoro non è più quello di prima né per le donne né per gli uomini. Il suo valore è diminuito. Il potere connesso alle oligarchie maschili, non ha avuto, dagli ultimi anni del secolo scorso ad oggi, una controparte nelle organizzazioni sociali, sindacali e femministe affinchè lo ostacolassero con forza. Ancora è così, ma non per molto. I movimenti che diffondono le utopie del XXI sec., dai giovani che occupano Wall Street, alle exploit femministe nelle piazze, fanno ben sperare. Comunque, un cambiamento nel sistema economico non sarà sufficiente per risolvere la questione femminile che è molto influenzata dalla cultura. Le leonesse vanno a caccia per nutrire i cuccioli e il maschio. Nel mondo animale i maschi sono meno occupati delle femmine, eppure l’uomo ha convinto la donna che è lui e non lei a lavorare. Come del resto l’ha convinta che essere bella, aggressiva, spocchiosa e cinica come lui sia una gran conquista per il genere femminile. Il fatto, però, è che molte donne, come molti uomini, hanno la consapevolezza di valere nel lavoro e nella vita. Ora, è difficile convincerli che l’ozio si una fonte di status sociale, soprattutto i giovani sono restii a crederci. Oggi, anzi da tempo, le nuove generazioni, compresi i trenta/quarantenni, hanno piacere nel contribuire con il proprio lavoro per il proprio benessere e per il bene comune, non vogliono stare con le mani in mano aspettando che qualcuno faccia ciò che spetta a loro. Il benessere di alcuni che deriva dallo sfruttamento di altri, tipico delle strutture di potere fatte dall’uomo, non regge più. Si sente spesso parlare del bene comune come valore per ritrovare coesione sociale. Le donne (e non solo loro) hanno avuto e hanno un compito importante nel trasmettere valori quali la solidarietà e la fiducia nei confronti della vita nelle nuove generazioni. Per loro non dovrebbe essere difficile migliorare lo sviluppo della capacità di amare che potrebbe risultare un ingrediente importante per impastare la nuova società. Si pensa che nessuna donna sia felice di percepire la sua presenza sul pianeta come ridondante, che il non far nulla sia un privilegio. Qualsiasi donna lavora, anche solo si trattasse di lavarsi, nutrirsi in modo adeguato, andare in giro con abiti puliti. Tutte mansioni che qualcuno deve pur fare se si vuole che la vita sia vivibile. Gli uomini non badano molto a queste cose o le danno per scontate. L’oppressione non consiste certo nell’occuparsi della casa e dei propri cari se piace. Ogni donna sa qual è il limite oltre il quale un impegno risulterebbe gravoso. Potremmo concedere una chance in più al mondo in cui viviamo  (strutture di potere, cultura, universo maschile) e proporre il nostro stile di vita, al femminile.

Manuela.

Scritto da Manuela

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