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Nuovi orizzonti per un discorso al femminile.
All’origine del mito della bellezza c’è la volontà, da parte delle strutture di potere, di proporre alle donne degli ideali con lo scopo di privarle della loro libertà e autonomia e per controllare i loro comportamenti. Occorre capire questo schema, cioè la promozione di ideali motivata da un interesse che non riguarda il genere femminile, [...]
20 ottobre 2011
All’origine del mito della bellezza c’è la volontà, da parte delle strutture di potere, di proporre alle donne degli ideali con lo scopo di privarle della loro libertà e autonomia e per controllare i loro comportamenti. Occorre capire questo schema, cioè la promozione di ideali motivata da un interesse che non riguarda il genere femminile, per superarlo, altrimenti appena messo da parte il mito della ‘bellezza’ nascerà una nuova ideologia. Precisamente, “il mito della bellezza, non riguarda l’aspetto fisico, le diete, la chirurgia estetica o i cosmetici più di quanto la Mistica Femminile riguardasse il lavoro domestico”, dice Naomi Wolf (‘Il mito della bellezza’). Ciò che conta non è l’aspetto delle donne, purchè esse si sentano ‘brutte’, inadeguate, sia fisicamente sia interiormente. Il vero problema non ha nulla a che fare col fatto che le donne si trucchino o no, che dimagriscano o ingrassino, che si vestano bene o male. Il vero problema è la scelta o meglio, l’impossibilità di scegliere dovuta ai condizionamenti del mito.
Sotto il dominio della Mistica Femminile, le donne della borghesia erano condannate ad assumere determinati atteggiamenti nei confronti della vita domestica, indipendentemente dalle loro attitudini individuali. Ora questo concetto è stato smantellato e le donne che vogliono dedicarsi scrupolosamente alla casa, lo fanno, altre, magari più disordinate, assolvono ai loro impegni come meglio gli riesce. E non è la fine del mondo. Se non se ne comprende lo sviluppo, una volta annientato il mito della bellezza, così come è stato per la Mistica Femminile, la cultura femminile subirà nuovi condizionamenti.
La Wolf descrive la dinamica dell’obbedienza ai modelli prescritti, l’approvazione sociale e il senso di sicurezza che ne conseguono: “Il problema dei cosmetici esiste solo quando senza di essi le donne si sentono invisibili o inadeguate. Il problema della ginnastica esiste solo quando si odiano se non la fanno. Quando una donna è costretta ad adornarsi per farsi ascoltare, quando ha bisogno di curare al massimo il suo aspetto per proteggere la sua identità, quando fa la fame per mantenere il posto di lavoro, quando deve attirare un innamorato per potersi prendere cura dei suoi figli, è esattamente a questo punto che la ‘bellezza’ nuoce. Infatti ciò che danneggia le donne quando si tratta del mito non sono gli ornamenti, o la sessualità espressa, o il tempo passato a curare la propria persona, o il desiderio di attirare un innamorato. Molti mammiferi hanno cura del proprio aspetto, e ogni cultura ricorre agli ornamenti. ‘Naturale’ o ‘innaturale’ non sono i termini in questione. La vera lotta è tra dolore e piacere, libertà e coercizione”.
La possibilità di superare qualsiasi condizionamento culturale ci sarà quando le donne avranno e vorranno veramente la libertà di esprimersi, costruire un’identità solida, esercitare una scelta sulla propria sessualità e sul proprio corpo. Allora, potranno permettersi di avere l’aspetto che hanno perché non ci sarà bisogno di nessuna convalida. “Quando la loro sessualità sarà affermata pienamente come passione legittima che nasce dall’interno, per essere diretta senza vergogna verso l’oggetto prescelto del proprio desiderio, gli abiti o i modi sessualmente espressivi che potranno adottare non saranno più usati per biasimarsi o per fare delle donne un bersaglio per vessazioni esercitate dal mito della bellezza”. Il mito ha posto le donne di fronte a una falsa scelta: “Come sarà sensuale o seria?”. Dobbiamo respingere questa opzione forzata. La sensualità maschile non è sottoposta a giudizi simili, essere sensuale e una persona seria significa essere compiutamente umano. Ed è così anche per le donne. Dunque, “ribelliamoci a quelli che ci presentano questa assurda alternativa, e rifiutiamoci di credere che scegliendo un aspetto della personalità dobbiamo di conseguenza giocarci l’altro”.
Quando le donne avranno vere possibilità di scelta su cose importanti della loro vita, l’aspetto esteriore verrà considerato poco importante. E il fascino sarà una facoltà femminile così com’è per gli uomini. Ciò che realmente si può fare è dare nuovi significati alla bellezza, alla capacità di affascinare e affascinarsi, provare passione, il che presuppone la consapevolezza di ciò che siamo ed è una dimostrazione di personalità e maturità. Occorre anche tener presente, però, che la cultura che pone alle donne falsi dilemmi, ostacolerà il tentativo di scegliere la libertà, la partecipazione al dibattito su questioni importanti del vivere sociale (non solo del nostro paese) e la cooperazione con i fratelli uomini . Per questo, per essere noi a decidere chi siamo, cosa vogliamo e abbiamo da offrire per rinnovare o ricreare legami sociali e solidaristici, avremo bisogno di una Terza ondata del movimento femminista.
Manuela.













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