Alla donna che si vuole bene si addice il sano egoismo…

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Si, parlare della condizione femminile nel nostro Paese è importante, perché “le donne che amano se stesse rappresentano un pericolo per l’ordine sociale”, come dice Naomi Wolf, sociologa americana. E di donne che si vogliono bene o hanno questo obiettivo ce ne sono. Per intenderci, non è il volersi bene di facile approvvigionamento secondo decaloghi [...]

10 settembre 2011

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campo di grano 300x198 Alla donna che si vuole bene si addice il sano egoismo...

Si, parlare della condizione femminile nel nostro Paese è importante, perché “le donne che amano se stesse rappresentano un pericolo per l’ordine sociale”, come dice Naomi Wolf, sociologa americana. E di donne che si vogliono bene o hanno questo obiettivo ce ne sono. Per intenderci, non è il volersi bene di facile approvvigionamento secondo decaloghi propagandati dalla cultura consumistica. Le donne che si vogliono bene hanno consapevolezza di sé, sanno come vogliono vivere, quale lavoro svolgere e l’uomo con cui stare. ‘Sogno una vita libera e selvaggia e un compagno allegro e avventuroso, che non pretenda di mettermi il guinzaglio’, diceva la protagonista di un racconto per bambini. Ecco, ora le donne non solo sognano, ma vogliono e dunque, agiscono per avere una vita libera, un ruolo nella società che non sia solo quello di moglie e madre, un compagno allegro che le ami e non metta loro la museruola. Si pensa che sia così. Infatti, se è vero ed è vero, che uno degli strumenti più importanti per l’emancipazione della donna è l’istruzione, c’è da credere che molte donne e da tempo, siano orientate per amare se stesse. Perciò, esse rappresentano un pericolo per l’ordine sociale poiché più si amano meno accettano di fare le schiave al maschio, nel ruolo di mogli e madri o ancelle pronte a soddisfare ogni suo desiderio. E se è vero e anche questo lo è, che in Italia gran parte del lavoro di accudimento è svolto dalle donne, fuori e dentro casa, c’è da credere che vi sia un pressing violento nei loro confronti. Perché, come abbiamo notato, ci vuole tanta sottile crudeltà per trasformare una donna, ormai emancipata o che ha tutti gli strumenti per esserlo, in schiava o meglio schiava felice, che è molto peggio. La schiava felice non solo si prostra dinnanzi al maschio, ma ne nasconde le magagne, la sua pochezza, ne giustifica i comportamenti più deplorevoli e offensivi nei suoi e nei confronti di tutte le donne. Ella vigila che nulla possa mettere in discussione la superiorità del maschio-ominide che tanto si preoccupa di affermare per camuffare la sua inconsistenza. Non solo, la schiava felice fa in modo che l’ordine sociale che la opprime si trasmetta di generazione in generazione. Ciò, con tutta probabilità, avviene ancora. Conviene al maschio perché la donna fa comodo come serva, non come persona. Conviene al sistema sociale perché ella, in qualità di schiava felice, produce beni che non vengono remunerati, né in denaro, né in riconoscimento sociale e rispetto. Conviene a omuncoli, tanto maschilisti quanto sozzoni, pronti ad appuntarsi una medaglia sul petto per qualsiasi sopruso o atto vile compiano nei confronti di una donna, trattata come una proprietà, da avere o conquistare, segni visibili per gli altri maschi e necessari per compensare la loro meschinità. Cosicché, essi, offendono le donne, non una, ma tutte e rappresentano un’infamia per gli altri uomini che non si comportano come loro. L’Italia è un Paese maschilista, non è una novità. Perciò, se le donne vogliono una vita libera e avventurosa, cioè porsi con curiosità verso il mondo, un lavoro gradevole e un compagno allegro e non repressivo, devono ruggire e ringhiare, perché è giusto, perché non si trascorrono anni sui libri per farci niente. Si sogna un uomo che sappia amare veramente e, allora, si aguzza lo sguardo finchè non lo si trova, magari qualche esemplare c’è. Le donne, molto spesso per l’educazione ricevuta e per i condizionamenti culturali, raggiungono la maturità e il traguardo che consiste nel volersi bene, veramente, cioè accettarsi, superando molte difficoltà, che anche l’ambiente non risparmia loro. E’ inaccettabile che vengano offese, che subiscano prepotenze e la boria di omuncoli o di donne complici degli stessi, rappresentanti di una società vecchia. Esse devono trovare la forza per seguire le loro aspirazioni, come hanno fatto molte altre prima di loro. Donne e lavoratrici che svolgendo una professione, anche molto impegnativa, hanno cresciuto i figli con l’aiuto degli uomini e senza quello di una squadra di colf. Non è vero che ora le donne non riescono a fare lo stesso. Chi instilla il dubbio sulle loro capacità mente. L’Italia è un Paese maschilista e patriarcale. Dunque, il discorso comprende anche i giovani, la gioventù in senso lato. Si dice che essi non sono rappresentati, ‘non esistono’. E’ vero. In genere nessuno chiede loro cosa vogliono, cosa desiderano veramente, li si osserva, ma, per sapere cosa pensa una persona, il modo più ragionevole per saperlo è chiederglielo. Ecco, i giovani, gli adolescenti, i bambini vengono studiati quando rappresentano un problema che, il più delle volte, sono proiezioni delle paure degli adulti, come abbiamo visto leggendo il libro della Lipperini. Oppure, diventano oggetto d’attenzione quando il loro comportamento è distruttivo: droghe, alcol, violenza. Ma, il dilemma si risolve colpevolizzandoli, non responsabilizzandoli e chiedendosi da chi hanno preso?. E’ vero che parlare con un o una adolescente, a volte, è come interrogare la Sfinge, un oracolo che pronuncia parole di cui non afferriamo subito il significato. Ma essi sono così, occorre capire e identificarsi in un altro essere umano. Il loro comportamento è, forse, il segno del lascito di una cultura conservatrice, propugnata da gente attaccata al potere, al prestigio di pochi, alle falsa apparenza che nasconde corruzione, avidità e la soddisfazione di ogni bisogno, che vuole riprodursi a scapito del bene comune, dell’innovazione e di migliori condizioni di vita per tutti? Non è che quando si tenta di sostituire la vecchia mentalità con nuovi stili di vita, un nuovo modo di lavorare, fare politica, amare e stare con gli altri, piovono ingiurie e veleni di ogni sorta? E’ probabile che sia così. La scuola, si dice nel libro della Lipperini, è immobile rispetto ai cambiamenti epocali, ma la società italiana non è che sia veramente al passo con i tempi. O meglio, sembra non rendersi conto che quei vecchi modelli non rappresentano la realtà, che, al contrario, è in fermento, lo si vede nei nuovi movimenti delle donne, degli studenti, da ciò che si legge nei quotidiani. Eppure, pare che molti non se ne vogliano render conto. Allora, in una realtà sociale così asfittica e ostile nei confronti del cambiamento, è più che mai vera l’affermazione di Naomi Wolf: le donne che si amano pagano, a volte, un prezzo molto alto, ma mai tanto alto quanto sarebbe se fossero schiave di una mentalità che non le rappresenta e non vogliono sia la loro.

Manuela.

Scritto da Manuela

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