Fill the signin form and go to your private zone.
Dalla parte della Bellezza.
In un articolo pubblicato, ieri, su ‘Il fatto quotidiano’, Roberta De Monticelli parla del deturpamento del paesaggio naturale e storico che subisce da circa vent’anni la nostra penisola e cita Albert Camus che nei suoi Saggi letterari scriveva: ‘La nostra epoca ha nutrito la propria disperazione nella bruttezza e nelle convulsioni (…) Noi abbiamo esiliato [...]
24 agosto 2011
In un articolo pubblicato, ieri, su ‘Il fatto quotidiano’, Roberta De Monticelli parla del deturpamento del paesaggio naturale e storico che subisce da circa vent’anni la nostra penisola e cita Albert Camus che nei suoi Saggi letterari scriveva: ‘La nostra epoca ha nutrito la propria disperazione nella bruttezza e nelle convulsioni (…) Noi abbiamo esiliato la bellezza, i Greci per essa hanno preso le armi’. Oggi si assistiamo alla distruzione della bellezza ipotizza la studiosa, quella bellezza che per i Greci era “ordine del cosmo, la forma visibile della giustizia”. E per quanto riguarda il nesso ‘bellezza’ e ‘rivoluzione’ cita J. Hillman (‘La politica della bellezza’ e ‘La risposta estetica come azione politica’): “Se i popoli si accorgessero del loro bisogno di bellezza, scoppierebbe la rivoluzione”, e si parla sia di rivoluzione interiore sia politica. Di “linguaggio della verità” parla Barbara Spinelli, riprendendo le parole del Presidente Giorgio Napolitano, nell’articolo pubblicato oggi dal quotidiano ‘La Repubblica’. “Il linguaggio della verità è la rivoluzione più urgente da fare: esso ci farebbe vedere i pericoli che corriamo, quando accusiamo solo la casta politica e non le mille caste che usano il denaro pubblico a fini privati e hanno un interesse nello status quo. Chi ci tiene all’oscuro lo fa con la nostra complicità, tutti abbiamo accettato di essere consumatori ciechi anziché cittadini vedenti. Se cominciamo a voler guardare e sapere, vedremo quel che accade: a governare le nostre esistenze non c’è oggi la politica, con la sua capacità di dominio. Non c’è il sovrano eletto con un mandato a termine. Sovrani sono i poteri non eletti, come gli speculatori in borsa o le agenzie di rating che storcono le nostre vite e sono i nuovi tribunali delle democrazie […] Il trono nazionale è vuoto e ancora non esiste il trono europeo”. Gli effetti di questa impostura “sono visibili a chiunque usi gli occhi, da una parte c’è la forze dei mercati, dall’altra le sommosse che esplodono ai margini e fin dentro le metropoli. Disinformate da anni, cullate in sogni di crescita, di consumo, di lavoro rettamente remunerato, le società imbestialiscono pur di farsi vedere, sentire, temere. Le due forze (speculatori e agenzie di rating; ammutinati delle periferie urbane abbandonate) hanno istinti simili al branco che s’avventa”. Andare alle radici di tutto ciò significa guardare le sommosse urbane e dire a se stessi, con il coraggio che ebbe Rossana Rossanda nel ’78 di fronte ai terroristi: ‘Sembra di sfogliare il nostro album di famiglia’. In Italia significa fare i conti con la cultura dell’illegalità, del bene pubblico depredato. […]”. Non ne siamo capaci, aggiunge Barbara Spinelli e ci limitiamo a contrastare il mondo criminale quando ha aspetti macroscopici e non l’evasione fiscale o altri comportamenti illegali, tantomeno ci opponiamo alla dilagante disoccupazione e al sottoutilizzo del nostro capitale culturale. Tutto ciò fa pensare e con passione. Nel nostro Paese, dove la maggior parte se non tutti i giovani e i meno giovani hanno una preparazione scolastica, buone capacità e volontà, non cambia mai nulla, in meglio s’intende. Perché? Non è paradossale, da parte delle istituzioni, avere una ricchezza, cioè nuove idee e non utilizzarla? Sono molti i fattori (gestione della politica, dell’economia e della giustizia) che hanno contribuito a creare questo quadro desolante, ma il contributo del fattore culturale ci pare ugualmente importante. Come dice Marcel Gauchet, storico, filosofo e sociologo francese, oggi ne ‘La Repubblica’, riguardo alla crisi delle forme di governo occidentale: “La demagogia e l’individualismo logorano i nostri sistemi”. Siamo noi che diamo senso a ciò che ci circonda, il potere non ce l’hanno le cose ma chi glielo attribuisce, cioè sempre noi. “Diciamo spesso che viviamo in un mondo post-ideologico, dove non ci sarebbero più le ideologie. Le ideologie ci sono eccome, anche se spesso le loro conseguenze vengono presentate come un dato di natura”. Se le nuove ideologie sono così invisibili nel loro essere coercitive, tanto da apparire come ‘naturali’, ci si chiede se la bellezza come ordine del cosmo e forma visibile della giustizia’ non siano volutamente ignorate, perché non tolgano l’opacità dal nostro sguardo. Affinchè non sia visibile la nuova forma di schiavitù a cui il ‘benessere’ ha ridotto la società contemporanea che non crede nemmeno più alle parole degli antichi filosofi quando esponevano, attraverso il pensiero e le parole, la possibilità della felicità su questa terra. “La felicità è assenza di dolore”, diceva Epicuro, è possibile l’assenza di dolore, quindi è possibile essere felici, cioè la felicità esiste. Parliamo di questi argomenti perché, nell’organizzazione sociale e per il mantenimento della stessa, la donna è ancora rinchiusa nei ruoli familiari, della famiglia nella sua versione peggiore: quella nucleare, composta da genitori e figli; una famiglia ‘chiusa’ che non trasmette alle nuove generazioni la fiducia in sé e negli altri, non le incoraggia a conoscere il mondo a formarsi un’identità e delle idee e valori nuovi. Valori che circolano negli ordinamenti degli organismi internazionali ed europei, nelle organizzazioni per la tutela dei diritti umani. Questi ‘nuovi’ valori sono la cooperazione tra individui e popoli, la dignità degli esseri umani, il rispetto reciproco e l’uguaglianza, la solidarietà, la pace. Il modello di famiglia ‘chiusa’, invece, è in linea con il sistema economico del moderno capitalismo. La convivenza dei figli con i genitori fino all’età adulta è dovuta a fattori economici e culturali. Le due dimensioni sono associate tra loro. Il back ground culturale prende forma non solo nelle tendenze iperprotettive della famiglia. La tendenza conservatrice dello status quo è osservabile anche in ambito lavorativo, dove se un giovane o una giovane vogliono lavorare devono essere ‘asserviti’ e svolgere il loro compito nel modo stabilito, facendo il minimo indispensabile, non apportando cambiamenti; nessuna iniziativa creativa per non guastare gli schemi: ‘perché se fai troppo poi se ne approfittano, se sperimenti nuove procedure e sbagli poi chissà che succede, se migliori un sistema incancrenito facendolo diventare più efficiente, poi chi non ha voglia di lavorare ti crea problemi perché è costretto a darsi da fare’. Sono luoghi comuni, comportamenti e atteggiamenti radicati, all’italiana. Ma ai giovani non piacciono, infatti molti se ne vanno a lavorare all’estero. E a quelli che rimangono sarà sufficiente essere consolati dell’egoismo dei ‘vecchi’, con i soldi da spendere nelle scorribande del fine settimana? Forse, no e i movimenti giovanili e studenteschi lo dimostrano. Movimenti ai quali sarebbe bello se partecipassero anche i genitori, come hanno fatto nelle manifestazioni studentesche in Cile. Perché, se le cose non cambiano, che rimane da fare dopo il periodo di scorribande notturne? Rimane da obbedire al ‘diktat’ di formare una famiglia e fare figli, il che non è né giusto né sbagliato, ma in questa prospettiva favorisce le ruote del sistema per farle girare, cioè crea target di consumatori. Allora bisogna agguantare un lavoro qualunque sia, in cui spremersi, per tirare fuori i soldi necessari al business, viene da dire il business dei ricchi sulla vita della ‘gente’, non ‘popolo’ che sarebbe un termine sovversivo. Poi, non importa se in quel lavoro si mette a frutto si e no il 5% di quello che si è imparato. La donna, in questa ottica, come moglie e madre, è responsabile della riproduzione sociale. Come abbiamo visto, la specificità dell’attuale sistema di organizzazione sesso/genere e l’attuale capitalismo consiste nell’estensione del ruolo di moglie/madre senza confini. In questa dinamica l’uomo coltiva sentimenti di superiorità (mentre il ruolo delle donne è subordinato), che riproduce nel mondo capitalistico del lavoro: “Il capitalista dovette acquisire un atteggiamento autodiretto e una mentalità organizzativa, […] Invece, le mansioni di tipo tecnico, professionale manageriale richiedono affidabilità e prevedibilità, capacità di agire senza una supervisione diretta. Queste qualità comportamentali e personali riflettono tutte un orientamento rivolto all’esterno della propria persona e dei propri metri di giudizio, una mancanza di auto direzione autonoma e creativa. E la famiglia nucleare, isolata, senza radici, in cui le donne da sole fanno le madri è il luogo perfettamente idoneo a produrre nei figli questi tratti di personalità che attraversano tutte le classi sociali” (N. Chodorow, La funzione materna’). E il sistema economico prospera, con le disuguaglianze che produce, anche tra i sessi. Ci siamo dilungati un po’, ma l’argomento ci interessa perché ci chiediamo quanto dobbiamo ancora dimostrare di sapere o di voler imparare, migliorare e lavorare per essere credibili in una società di morti viventi che non crede più in nulla?. Prossimamente parleremo dei nuovi modelli femminili creati all’interno della famiglia, dai media e nella scuola, secondo lo studio compiuto da Loredana Lipperini autrice del libro: “Ancora dalla parte delle bambine”, per educare ed educarci all’armonia, alla bellezza e alla giustizia.
Manuela.













Nessun commento
Aggiungi un commento