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Immaginario e passione al femminile
A chi conviene tenere basse le ambizioni delle donne, i loro desideri e spegnere in loro ogni passione ‘eccessiva’?. Sicuramente non alle donne, le quali, nel 2011, non vogliono conformarsi alla cultura maschilista e, attraverso il movimento per la liberazione della donna, rinnovare veramente questa società. E’ di ieri un articolo di Emanuele Trevi, pubblicato dal quotidiano ‘La Repubblica’, [...]
13 luglio 2011
A chi conviene tenere basse le ambizioni delle donne, i loro desideri e spegnere in loro ogni passione ‘eccessiva’?. Sicuramente non alle donne, le quali, nel 2011, non vogliono conformarsi alla cultura maschilista e, attraverso il movimento per la liberazione della donna, rinnovare veramente questa società. E’ di ieri un articolo di Emanuele Trevi, pubblicato dal quotidiano ‘La Repubblica’, sul saggio di Francesca Serra: “Le brave ragazze non leggono romanzi”, sull’uso della lettura da parte delle giovani donne. Eroine letterarie che si sono rovinate come M.me Bovary e la sorte di personaggi leggendari come Don Chisciotte dovevano dissuadere le lettrici del XIX sec sull’uso della lettura che fuorviava dalla retta via. A quel tempo la retta via era (e forse ancora è) la morale, ciò che è socialmente accettato, la trasgressione era un prodotto dell’immaginazione e dalla fantasia da cui scaturivano sogni e desideri di amori passionali, che in chiunque generano la volontà di vivere gli stessi nella realtà o perlomeno di provarci. “Con la sua continua proliferazione di immagini di voluttà il romanzo finisce per intaccare e demolire il principio di realtà accampandosi come un irresistibile conquistatore nelle menti di donne incapaci di resistere al richiamo del piacere. Genitori, mariti, istitutori sono alle prese con il più subdolo dei nemici: un immaginario che finisce sempre per svalutare il mondo così com’è, con la sua cronica avarizia e mancanza di soddisfazioni”. Insomma, gli uomini, con l’immaginario femminile stimolato dalla lettura, non hanno fatto una bella figura. Loro che si proponevano come superiori alle donne, propugnatori di verità incontrovertibili, si sono visti ridotti a figure reali, non ingranditi del doppio dalla lettura e dalla fantasia delle donne. Il giornalista si chiede come mai la ricerca dell’’oltre’ nei romanzi e nella letteratura e della compensazione attraverso gli stessi racconti, riguardi le donne prima di tutto. Certo, Don Chisciotte, il capostipite dei sognatori creati dalla fantasia degli scrittori, era un uomo. Dunque, ciò che accomuna i sessi e svela l’artificio dei modelli culturali che li contrappongono è il potere dell’immaginazione che è ‘pericolosa’ per l’ordine costituito perché crea altri mondi e li rende possibili, almeno potenzialmente. Le considerazioni di Francesca Serra, nel saggio citato, mettono in luce la figura della lettrice che innesca un congegno il quale, all’alba del nuovo millennio, è ancora “capace di degradare la lettura in vizio”. Dunque, insieme con i diritti si può cominciare a pensare di chiedere maggior spazio per l’immaginario femminile: una visione del mondo che se si realizzerà, come si spera, sarà grazie al rinnovato impegno di molte donne che da ora si stanno mobilitando in tal senso. Il discorso sull’immaginazione, sul desiderio e la passione richiama quello sulla sessualità e sul desiderio femminile che come abbiamo visto, nelle giovani donne, sembra un po’ sopito. La sessualità femminile è stato un argomento ‘tabù’, qualcosa di cui non parlare né conoscere, per molti motivi, primo tra tutti perché le donne, non dovevano esprimere la propria sessualità, ma fare figli per la società, che è tutta un’altra cosa. Abbiamo visto che varie strategie e politiche inerenti la riproduzione, hanno da sempre considerato il corpo femminile come luogo ‘storico’ di iscrizione di norme culturali e sociali, il cui controllo viene conteso tra lo Stato, la Chiesa, il potere patriarcale e le donne stesse, le quali non sono rimaste inermi a subire tale controllo, ma hanno cercato di riappropriarsene. Dunque, la sessualità, come altri fattori della vita sociale e istituzionale, è soggetta ad una forte regolamentazione e controllo da parte dei soggetti o gruppi dominanti che determinano cosa si fa e cosa non si fa in camera da letto. Argomento su cui mette il becco la morale, non solo del gruppo dominante, ma anche religiosa, cioè della religione istituzionale. Se ad esempio si volesse risolvere il problema del bassa percentuale di natalità, che si registra ormai da molto tempo nel nostro Paese, incentivando l’attività sessuale esclusivamente volta alla procreazione ci sarebbe molto da dire. Questa ipotesi sorge perché si pensa che i meccanismi di potere, politico e sociale, non tengano conto delle cause di un determinato fenomeno (cioè non interessa capire perché la gente non fa più figli), ciò che interessa, invece è modificarlo a proprio vantaggio e acquisire o mantenere il potere. L’obiettivo è avere nuova forza-lavoro da impiegare e sfruttare, il modo per ottenere questo è inasprire una specifica moralità circa i comportamenti sessuali. Le regole sociali, però, non vengono accettate supinamente dagli individui, essi le elaborano e le concordano, nelle relazioni con gli altri, sulla base dei propri orientamenti, idee e valori. Ora, in che modo i meccanismi di potere appena accennati si potrebbero servire degli stereotipi sessuali? Se anche la sessualità è appannaggio della cultura maschilista la prospettiva sarà quella dell’uomo (inteso come stereotipo prodotto della stessa cultura). Avremo, così il sesso senza impegno da fare per mostrare la propria virilità oppure il sesso di coppia. In entrambi i casi la donna ‘non esiste’. Nel primo caso la donna è in funzione del piacere dell’uomo e della gratificazione sociale dello stesso, ciò potrebbe verificarsi facilmente nella società contemporanea, caratterizzata da individualismo, dalla ricerca del piacere immediato e dall’egoismo, quando, invece, la sessualità implica il dono di sé all’altro e la considerazione reciproca. Nel secondo caso la donna è disinnescata della sua potenza ed energia sessuale per conformarsi al sesso visto dagli uomini che spesso, nei rapporti affettivi, si traduce nella ‘pretesa’ di passione e desiderio. Come se la donna dovesse accendersi a comando, senza che l’uomo faccia molto affinchè ciò avvenga (con attenzioni che le donne apprezzano). Se la sessualità è finalizzata alla procreazione, alla riproduzione sociale, secondo la logica della cultura patriarcale, resta poco spazio al raggiungimento di una sessualità più completa e matura. Della sessualità femminile, di cui parleremo, si è detto molto, ma, forse, non si sa ancora abbastanza. Così come molti uomini ancora non sanno molto delle donne.
Manuela.














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