La parola per esprimersi è donna.

Forest Flowers

“Ricordo, … e ancora un brivido mi pervade, un episodio accaduto a un mio conoscente, peraltro distinto professionista, senza apparenti difetti se non quello di provenire da un’altra zona della città, anzi, già stimato per una certa fama, in vero, non usurpata, di tombeur de femmes; fama, codesta, da non sottovalutare, in un bar, e [...]

1 giugno 2011

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Forest Flowers 300x225 La parola per esprimersi è donna.

“Ricordo, … e ancora un brivido mi pervade, un episodio accaduto a un mio conoscente, peraltro distinto professionista, senza apparenti difetti se non quello di provenire da un’altra zona della città, anzi, già stimato per una certa fama, in vero, non usurpata, di tombeur de femmes; fama, codesta, da non sottovalutare, in un bar, e avrebbe dovuto bastargli. Era di quelli che sono autorizzati a entrare a tarda ora, chiedere con voce roca ‘presto, per l’amor del cielo, un Vov che ho bisogno di tirarmi su’ e accasciarsi a un tavolo fra sguardi d’invidia. Purtroppo l’ambizione umana non ha limiti”. (‘La legge del bar e altre comiche’, Francesco Guccini).

Se un uomo urla è virile e se una donna urla è inopportuna?. No, quando una donna urla vuole essere ascoltata, è arrabbiata (la rabbia è un sentimento che anche le donne possono provare!), dice quello che dice, e basta. In entrambi i casi non c’è ascolto delle parole dell’altro. Queste modalità rientrano nei comportamenti sessisti. “Il termine sessismo, nato nell’ambito dei movimenti femministi vuole esprimere la discriminazione che la cultura d’impronta patriarcale opera nei confronti del genere/sesso femminile; una contestazione che riguarda anche i comportamenti linguistici. Si usa infatti parlare di sessismi, un plurale che comprende posizioni discriminatorie in campo sociale, politico, familiare, lavorativo” (‘Identità di genere, nella lingua, nella cultura, nella società’, a cura di Franca Orletti, 2001). Il movimento femminista arrivò al problema del linguaggio sessista a seguito di una protesta circa la parità tra uomo e donna che portò a pensare di condurre una vera e propria decostruzione per costruire un nuovo soggetto sessuato, la donna. Il movimento prospettò la pratica del ‘partire da sé, “riconoscersi come soggetto autodefinito e non eterodefinibile, per poi arrivare anche a costruire quella soggettività comune ad una molteplicità di donne, intesa come identità superindividuale, in cui si può rintracciare una base di bisogni condivisi dalle singole”. Il linguaggio come forma di comunicazione e interazione sociale, rispecchia le conflittualità tra i generi e tra i gruppi sociali. In un contesto sociale in cui sembra che si stia perdendo il legame tra parole e realtà, parole e significato e il sospetto che si stia andando verso un’interlocuzione apparente, desta nelle donne la necessità di indagare la questione. “Il mondo della ‘politica femminile’ e del mondo femminile della politica stanno elaborando un linguaggio proprio per affrancarsi dalle regole discriminatorie e rappresentarsi attraverso la parola. A questa spinta innovativa ci sono delle forze che si oppongono. Nelle società complesse diversi gruppi sociali a volte sono in conflitto anche a livello linguistico poiché la ‘parola è sociale: “le sue regole, abilità d’uso servono per stabilire contatti, ma le abilità d’uso correnti, così come sono, impediscono al soggetto sessuato di dare un’immagine di sé reale e una giusta visibilità, la forma cosiddetta ‘neutra’ risulta spesso impropria e inadeguata”. Le donne vogliono avere parola. Nella società “i valori accettati dalla comunità più grande corrispondono con quelli del gruppo più potente al suo interno che controlla i canali d’influenza come la scuola e i mass-media”. Questa affermazione evidenzia l’importanza del ruolo del linguaggio come strumento di potere. Una riflessione si può fare a proposito dei comportamenti discriminatori e maschilisti e il linguaggio della politica che forse a contribuito a consolidare a conservare il prototipo del machismo. Alle ultime elezioni amministrative nel nostro paese, il partito che ha perso ha descritto la sconfitta affermando che ‘hanno preso gli schiaffi’. Questa frase ha destato molta curiosità perché non si sentiva un’ ammissione così leale e umana dalla maggioranza odierna da tempi antichissimi, forse non si è mai sentita. La linguaggio di una classe politica mostra il lato debole per dire quello che dice, cioè che ha perso le elezioni. E’ bene dargliene merito, magari fossero sempre così leali, invece di dire che va tutto bene. Ci fa ben sperare la possibilità che crolli la figura del superman, del macho invincibile, l’ostentazione linguistica della virilità, per generare nuovi valori e modi di comunicare al femminile, in cui la parola per esprimersi è donna.

Manuela.

Scritto da Manuela

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