Il valore delle opere delle donne

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Le donne che hanno incarichi importanti nel nostro paese sono molte. Anche per loro, il percorso che le ha condotte al raggiungimento degli obiettivi lavorativi e personali è stato impervio. Si potrebbe pensare che a sorreggerle ci fosse ancora la forza degli ideali dei movimenti femministi degli anni ’60. Ora che tali ideali sembrano affievoliti [...]

21 maggio 2011

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200px Bouguereau venus detail1 117x300 Il valore delle opere delle donneLe donne che hanno incarichi importanti nel nostro paese sono molte. Anche per loro, il percorso che le ha condotte al raggiungimento degli obiettivi lavorativi e personali è stato impervio. Si potrebbe pensare che a sorreggerle ci fosse ancora la forza degli ideali dei movimenti femministi degli anni ’60. Ora che tali ideali sembrano affievoliti per le nuove generazioni la sfida è più complicata. Se il dibattito sul ruolo delle donne si sta riaccendendo, però, vuol dire che ci sono motivi affinché ciò avvenga e che, forse, il percorso conduce ad una nuova consapevolezza sia nelle donne sia negli uomini. Un percorso da costruire di cui non si conoscono gli esiti, solo i presupposti. Occorre rielaborare il ruolo della donna e i modelli culturali, per non divenire oggetto modellato da altri, prodotto di una cultura poco amica delle donne (e degli uomini) che vuole educarle, assoggettarle, problematizzandole e sfruttandone le insicurezze, creando ‘problematiche’ legate al corpo, per istituire nuovi codici nuove regole sociali. Il corpo e i corpi sono da sempre soggetti e oggetti culturali su cui l’individuo e le strutture sociali si sono spesso scontrati per poterne gestire. Attraverso il nostro corpo interiorizziamo l’educazione ai valori di una determinata società, veniamo addestrati a vivere secondo le abitudini. Dai movimenti più semplici impariamo a rispecchiare i modelli culturali del sistema in cui viviamo. Il corpo è dunque una risorsa del potere sociale, di cui esso si serve per stabilire forme di consenso. Ciò è evidente per quanto riguarda il corpo della donna. La società contemporanea inventa problematiche per poi offrire strumenti e ‘migliorarla nel corpo e nel carattere e farla sentire sicura’, come sostiene Bauman nel libro ‘Le vite che non ci possiamo permettere’. Ma gli individui non subiscono passivamente le strategie di potere sociale e culturale, essi scambiano valori e i significati condividendoli nella comunicazione e li negoziano scegliendo quali incorporare quali rifiutare. Forse, per sistemi sociali che volgono al controllo e non all’emancipazione è più semplice utilizzare il corpo su cui imprimere e veicolare modelli culturali e assicurarsi il consenso. Diverso sarebbe l’esito dell’educazione e l’emancipazione dello spirito, strumenti di libertà intellettuale e morale. In questo contesto riportiamo il discorso sulle figure mitologiche femminili, in particolare Afrodite. Ella, come Apollo è generatrice di civiltà di cui la bellezza è un valore fondante: “Afrodite educa i barbari alla gradevolezza dei profumi, al gusto per i fiori […] e il fondamento di questa educazione è l’arte di amare” (‘La rinascita di Afrodite’, G.Paris). Arte di amare che è gioia di vivere, lontana dall’idea di carnalità riconducibile solo al corpo e libera da sensi di colpa. Il compito di Afrodite è iniziarci all’amore che parte dal dato sensoriale per riavvicinarci al nostro sé, alla bellezza e alla conoscenza dell’altro, in cui corporeità e spiritualità si fondono in un unico respiro. L’amore appartiene alla psiche (Anima) non solo delle donne. Sia uomini sia donne possono riscoprire la potenza di questa figura archetipica e osservarne le corrispondenze presenti nella vita. Così, nell’Inno Omerico viene specificato il dominio della Dea:

“O Musa, dimmi le opere di Afrodite d’oro,

Dea di Cipro, che infonde il dolce desiderio negli Dei

e domina le stirpi degli uomini mortali,

e gli uccelli che volano in cielo, e tutti gli animali,

quanti innumerevoli, nutre la terra, e quanti il mare,

tutti hanno nel cuore le opere di Citerea dalla bella corona”.

Manuela.

Scritto da Manuela

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