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Nel Lazio il lavoro è rosa
Negli ultimi dieci anni hanno trovato maggiormente lavoro rispetto al resto di Italia. Sono le donne residenti in Lazio, secondo il Primo Rapporto Donne al lavoro pubblicato dal Censis. Sono impegnate soprattutto nel settore terziario, dai servizi in ambito sociale, come istruzione e sanità, al commercio, al turismo e alla pubblica amministrazione. Cresce anche il [...]
14 maggio 2011
Negli ultimi dieci anni hanno trovato maggiormente lavoro rispetto al resto di Italia. Sono le donne residenti in Lazio, secondo il Primo Rapporto Donne al lavoro pubblicato dal Censis. Sono impegnate soprattutto nel settore terziario, dai servizi in ambito sociale, come istruzione e sanità, al commercio, al turismo e alla pubblica amministrazione.
Cresce anche il numero delle libere professioniste e delle lavoratrici in proprio, sebbene la loro percentuale totale non sia equiparabile a quella dei colleghi maschi. Inoltre, secondo il rapporto del Censis, le laziali sarebbero quelle con maggiori sviluppi di carriera rispetto alla media italiana: sono “quadri” il 6,6% contro il 5,2% nazionale.
C’è un “piccolo” neo da considerare però: la crescita occupazionale riguarda soprattutto le donne dai 45 anni in su, mentre il tasso di impiego delle più giovani è diminuito del 5,7%. Le giovani sono, tuttavia, protagoniste di un altro primato: il Lazio è la regione con la più alta percentuale di laureate under 35, delle quali molte con tendenza verso materie tecnico-scientifiche, maggiormente spendibili nell’attuale mondo del lavoro. Tuttavia, proprio le fresche menti uscite dall’università sono quelle che, scontrandosi con la realtà occupazionale, riportano maggiori ferite: in questa regione il tasso di disoccupazione tra le laureate è il più alto d’Italia.
Le ragioni di questa situazione, oltre alla crisi economica generale, secondo il Censis, sono da imputare proprio alle giovani in cerca di lavoro: si manifesterebbe una sorta di “autoesclusione”, dovuta alle difficoltà riscontrate nella ricerca, all’instabilità delle condizioni lavorative, ma anche a un nuovo modo di concepire l’impiego. Le nuove generazioni, infatti, non lo considererebbero più una tappa obbligata nella vita di ogni persona, bensì un’opportunità di tipo accessorio. Nel Lazio, però, questo fenomeno risulta, secondo il rapporto, meno frequente: qui le ragazze tra i 14 e i 29 anni che non studiano né lavorano sono il 20%, rispetto ad una media nazionale del 24,4%.













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