Mettici la faccia!

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La mania dei social network: Facebook, il più famoso, ma anche Twitter e My Space… benvenuti nell’era della Net Sociability. Era il 2004 quando Mark Zuckerberg, giovanissimo e brillante studente di Harvard, ideò un sistema di comunicazione per mantenere in contatto i frequentatori del campus. Chi avrebbe mai immaginato che uno strumento nato per uno [...]

23 aprile 2011

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La mania dei social network: Facebook, il più famoso, ma anche Twitter e My Space… benvenuti nell’era della Net Sociability.

Era il 2004 quando Mark Zuckerberg, giovanissimo e brillante studente di Harvard, ideò un sistema di comunicazione per mantenere in contatto i frequentatori del campus. Chi avrebbe mai immaginato che uno strumento nato per uno scopo così localizzato si sarebbe, in breve, tramutato nel più celebre e cliccato social network mondiale? Eppure questa è ormai storia: dai gruppi di amici in ambito accademico ad un reticolo i cui nodi sono dislocati ai quattro angoli del globo, il passaggio è stato rapido.

Facebook, la cui traduzione potrebbe essere “ il libro delle facce” o “faccia da libro”, ad indicare la sua peculiarità: la presenza di un profilo, una sorta di descrizione dell’utente, corredato dall’immancabile foto. Ogni contenuto, che sia un link, un video o una canzone, e ogni commento  sono accompagnati dalla “faccina” di chi li pubblica. Facebook è un modo semplicissimo e divertente per condividere foto, creare eventi e mantenere rapporti con persone lontane fisicamente o fare la conoscenza di altre che coltivano i nostri stessi interessi. E’ un network sicuramente molto utilizzato da adolescenti e ragazzi, ma non solo: sono sempre di più gli utenti di tutte le età, che ne sfruttano risorse differenti. Così, mentre i teenager si “taggano” nelle foto e “postano” stati che esprimono, in modo più o meno colorito, i loro pensieri, gli adulti diffondono informazioni e promuovono iniziative – come la manifestazione di qualche mese fa, “Se non ora, quando?”, largamente allestita su internet.

E non finisce qui: Facebook può essere un efficace strumento in ambito lavorativo. C’è poi chi, anche in età più matura, non rinuncia all’anima gemella e la trova attraverso rendez- vous virtuali, poiché sicuramente interagire con un computer è più facile e aiuta a conoscere l’altra persona senza esporsi troppo. Certo, in rete, ognuno può costruirsi un’ identità che magari non ha riscontro nella vita reale, ma questo è il rischio che si corre in ogni sistema di comunicazione mediato dalle tecnologie. Tuttavia la tendenza dominante ci sta conducendo, a grandi passi, nell’era della net sociability, in cui le relazioni sociali si gestiscono, almeno in parte, su internet.

Ciò non si traduce, come ipotizzano i catastrofisti, in un isolamento dell’individuo davanti al suo pc, anzi, molte ricerche dimostrano il contrario: i social network sono canali privilegiati per ampliare la socializzazione off line. Uno dei primi portali di questo tipo era stato My Space, ma questo era frequentato soprattutto da adolescenti e giovani, per finalità ludiche. Non aveva comunque riscosso il successo e raggiunto la capillarità dell’ universo di Zuckerberg. Twitter, invece, ha un’ organizzazione differente: si possono condividere pensieri e discutere argomenti con sconosciuti, non si possono scegliere gli “amici” e manca la spiccata componente personale e ludica, peculiarità di Facebook.

Per ora il “libro delle facce” spopola sui cinque continenti, almeno fino alla creazione del prossimo dotato studente universitario.

Scritto da Elisa D.

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