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L’Italia che vorrebbe lavorare.
In Italia i disoccupati sono molti e la competizione tra chi cerca un posto di lavoro potrebbe causare discriminazioni. Un titolo di studio elevato non sempre garantisce un’occupazione adeguata. Spesso le competenze apprese durante gli anni di studio sono utilizzate solo in parte, per lo più servono ad acquisire un metodo di lavoro e [...]
15 aprile 2011
In Italia i disoccupati sono molti e la competizione tra chi cerca un posto di lavoro potrebbe causare discriminazioni. Un titolo di studio elevato non sempre garantisce un’occupazione adeguata. Spesso le competenze apprese durante gli anni di studio sono utilizzate solo in parte, per lo più servono ad acquisire un metodo di lavoro e le capacità per svolgere dei compiti. Un sistema fortemente burocratizzato, impersonale e di stampo aziendale non riconosce il valore né la specificità del lavoro. Per contro, nel dibattito politico emergono le individualità, anziché i programmi dei partiti politici. In passato, la via breve, praticata dalle donne per acquisire ‘l’attestato di esistenza’ era sposarsi e fare figli, ma non è più così. Oggi, però, svolgere un lavoro che abbia un senso, cioè che rappresenti veramente le attitudini e i desideri è difficile per tutti. In questa prospettiva, il livellamento al basso delle professionalità, delle competenze e della creatività, potrebbe essere un ostacolo per l’innovazione, oppure un’opportunità, soprattutto per noi donne, per far sentire la nostra voce, proponendo un nuovo modello teorico e politico che tenga conto della persona e abbia a cuore il benessere collettivo.
Manuela.













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